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Province romane: cosa sono e l’organizzazione

Le province romane erano i territori conquistati e assoggettati da Roma e amministrati da magistrati romani. La prima provincia romana fu la Sicilia, fondata alla fine della prima guerra punica (264-241 a.C.); ad essa, pochi anni dopo, seguirono la Sardegna e la Corsica.

Le province romane com’erano organizzate?

A capo delle varie province – 13 in epoca repubblicana – all’inizio di ogni anno veniva inviato un magistrato (detto proconsole o propretore), a cui venivano affidati ampi poteri in materia di ordine interno, di amministrazione della giustizia e di riscossione dei tributi.

Man mano che i territori conquistati divennero sempre più estesi e il loro controllo più difficile, si rese necessario un nuovo assetto amministrativo.

In che modo Augusto divise le province?

Al tempo dell’imperatore Ottaviano Augusto le province era diventate ben 32. Per meglio amministrarle Augusto suddivise le province romane in senatorie e imperiali.

Le province senatorie

Le province senatorie erano 12 ed erano costituite dai territori di conquista più antica, definitivamente pacificati con la fine delle guerre civili e romanizzati, come la Macedonia, l’Asia, la Numidia, la Cirenaica e l’Italia. Le province senatorie continuarono a essere governate da un proconsole di nomina senatoria sulla base del modello vigente nell’età repubblicana.

Le province imperiali

Le province imperiali erano 20 e comprendevano invece i territori di conquista più recente (la Spagna, la Siria, le Gallie) in cui il processo di romanizzazione non era ancora giunto a compimento e non ancora del tutto pacificati, e per i quali era allora necessaria la presenza di un consistente esercito di occupazione. Le province imperiali furono affidate e gestite da funzionari di nomina imperiale (i legati), che rispondevano del loro operato direttamente ad Augusto.

Augusto impose inoltre che i tributi delle province imperiali andassero al fisco, una cassa separata posta direttamente sotto il suo controllo, anziché all’erario, il tesoro pubblico amministrato dal Senato, dove confluivano i più modesti introiti fiscali delle province senatorie. Con i soldi versati al fisco, Augusto finanziava, oltre che le opere pubbliche, l’esercito.

L’Italia aveva il privilegio dell’esenzione, mentre l’Egitto, acquisito da Ottaviano dopo aver sconfitto Antonio e Cleopatra nella battaglia di Azio, fu una provincia anomala: era infatti proprietà privata di Augusto.

Le condizioni di vita nelle province romane

Per evitare il diffondersi della corruzione e delle prepotenze ai danni dei provinciali, assai diffuse, ai funzionari delle province fu assegnato un adeguato stipendio. Inoltre venne creata una nuova categoria di esattori delle imposte, costituita da funzionari statali, che sostituì gli appaltatori privati (i pubblicani), tristemente famosi per la loro prepotenza e disonestà.

In molte province gli abitanti furono iscritti in appositi registri catastali, che censivano le proprietà e fissavano con chiarezza l’imposta dovuta da ciascuno.

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