Chi erano i pubblicani nell'antica Roma?

L’attività principale dei pubblicani consisteva nel prendere in appalto la riscossione delle imposte dello Stato a una somma fissa e stipulata anticipatamente, pagando a proprie spese gli agenti (liberti e schiavi) che le riscuotevano, e riservando a proprio profitto quanto veniva introitato in più della somma contrattata.

In genere i pubblicani provenivano dalla classe dei cavalieri e si distinguevano in pubblicani pecuarii, aratores, decumani a seconda che l’appalto riguardasse i pascoli, le terre arabili demaniali o la decima sul grano.

Negli ultimi tempi della Repubblica, anche per i privilegi concessi da Caio Gracco, i pubblicani acquistarono importanza sempre maggiore nella vita economica romana, costituendosi in vere e proprie società finanziarie (societates) di tipo moderno, con a capo un presidente (magister) e con la partecipazione pure di azionisti (participes).

Non di rado i pubblicani si trasformavano in banchieri, soprattutto nelle province, come in Asia Minore, facendo prestiti per il pagamento delle imposte a un tasso d’interesse molto alto, in modo da ricavarne ingenti guadagni. Così, per quanto formassero una classe (ordo publicanorum) ragguardevole per ricchezza e considerazione, godevano la fama di esosità e di mancanza di scrupoli.

Durante l’Impero, i pubblicani furono costretti a ridurre via via il campo delle loro attività finché, per eliminare gli abusi che venivano pur sempre lamentati, la loro funzione venne assunta dai procuratori  (funzionari dello Stato), mentre le societates scomparvero lasciando sopravvivere, in taluni casi, imprese appaltatrici a gestione individuale (conductor).