Senza infamia e senza lode, origine e significato

L’espressione “Senza infamia e senza lode” viene usata per indicare qualcosa di mediocre che, pur non avendo palesi difetti, non presenta però neppure particolari qualità.

L’espressione, anche se oggi è d’uso corrente, ha un’origine assai nobile, perché deriva nientemeno che dalla Divina Commedia di Dante Alighieri. Il poeta, infatti, nel Canto III dell’Inferno descrive la massa degli ignavi e li definisce «coloro / che visser sanza ‘nfamia e sanza lodo».

Riguardo alla parola ignavi si deve precisare che essa non appartiene al linguaggio del poeta, ma è frutto della critica successiva.

In ogni caso si tratta di coloro che durante la vita non agirono mai né nel bene né nel male, perché furono sempre tanto vili da non volersi mai schierare né a favore né contro alcuna causa.

Perciò Dante, ritenendoli indegni di meritare sia le gioie del Paradiso sia le pene dell’Inferno, li inserisce nell’Antinferno e li condanna a girare nudi per l’eternità attorno a un’insegna che gira vorticosamente su se stessa, tormentati da vespe e mosconi, che rigano di sangue il loro volto. Il sangue, misto con le lacrime, offre un pasto ai loro piedi, a una turba di fastidiosi vermi.