Johannes gutenberg
Johannes Gutenberg

La stampa silografica (su legno) era nota in Cina già sotto la dinastia dei Song (960-1279). Poi si sviluppò con l’invenzione di caratteri in bronzo e in piombo sotto l’imperatore T’agong della dinastia dei Yi (1400-1418), prima, dunque dell’invenzione di Gutenberg in Occidente. Ma la stampa restò requisito esclusivo degli imperatori e riservata unicamente al palazzo imperiale e agli alti funzionari: non dette vita, insomma, a un mercato ed ebbe scarsa diffusione e incisività.

In Occidente l’invenzione della stampa a caratteri mobili si attribuisce a Johannes Gensfleisch, detto Gutenberg (in tedesco “Buona montagna”) dall’insegna della casa del padre (Zu Guten Bergen).

Gutenberg nacque a Magonza, in Germania, un po’ prima della fine del Trecento e morì il 3 febbraio (a Magonza) nel 1468. Suo padre era il capo della zecca e così fin da piccolo egli ebbe dimistichezza con i metalli e la loro lavorazione.
Gutenberg ebbe la geniale idea di costruire dei caratteri mobili incidendo le singole lettere dell’alfabeto su blocchetti di legno (poi sostituiti da blocchetti di metallo) in modo da poter comporre rapidamente le pagine dei libri e riprodurle in più copie per mezzo di semplici torchi.

Gutenberg cominciò a lavorare alla stampa intorno al 1448, in società con Giovanni Fust.

In seguito a una lite giudiziaria, Gutenberg lasciò il lavoro comune cosicché il primo libro a stampa, una Bibbia composta con pagine di 42 righe ciascuna, uscì con la firma degli altri due soci, Giovanni Fust e Peter Schöffer, il 14 ottobre 1457.

In Italia la stampa a caratteri mobili fu introdotta da Conrad Sweynheym e Arnold Pannartz, provenienti dall’officina di Fust. Essi installarono una tipografia a Subiaco poco dopo il 1460 e stamparono nel 1465 il De Oratore [L’oratore] di Cicerone.

La prima opera in volgare pubblicata in Italia è il Canzoniere di Francesco Petrarca stampato a Venezia nel 1470 da un altro tipografo tedesco, Vindelino da Spira. A Venezia si ebbe il maggior numero di tipografie, fra le quali divenne presto famosa quella di Aldo Manuzio, le cui raffinate edizioni (le cosiddette “aldine“) divennero celebri e apprezzate ovunque.

Le conseguenze della stampa a caratteri mobili

Aumentò anzitutto il numero dei libri in circolazione e diminuì il loro costo di produzione. Si allargarono di conseguenza gli orizzonti culturali degli studiosi e cambiò il modo di lavorare. Disponendo contemporaneamente di più libri sul proprio tavolo, gli eruditi, come gli studenti delle Università, presero l’abitudine di confrontare un libro con l’altro e di paragonare le opinioni e le informazioni. Le contraddizioni tra i vari testi divennero più visibili e più evidenti le discordanze tra le varie tradizioni: l’accettazione dell’opinione comune, che in precedenza dipendeva anche dalla mancanza d’informazioni parallele, fu sostituita da un modo di pensare maggiormente critico.

Un immagine della "Bibbia di Gutenberg" conservato presso la Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.
La “Bibbia di Gutenberg” conservata presso la Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

“Gutenberg e la stampa a caratteri mobili” è tratto da Riassunti di storia volume 5 L’Ebook è in vendita su Apple Store e Amazon Kindle.