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Il Concilio di Trento si svolse a più riprese tra il 1545 e il 1563. Fu indetto da papa Paolo III per affrontare le questioni teologiche sollevate da Lutero e ristabilire l’autorità assoluta della Chiesa cattolica. Fu il punto di partenza della Controriforma o Riforma cattolica.
Nel Concilio di Trento la Chiesa cattolica precisò e definì tutti i princìpi della dottrina cristiana che Lutero aveva messo in discussione, corresse gli abusi nel comportamento del clero, e adottò misure volte ad arginare, anche con strumenti repressivi, il diffondersi dell’eresia luterana. In tal modo il Concilio di Trento garantì alla Chiesa Cattolica il necessario rinnovamento e la possibilità di riprendere un ruolo importante sulla scena europea.
Concilio di Trento – contesto storico
Il Concilio di Trento fu convocato anche dietro le pressanti richieste dell’imperatore Carlo V d’Asburgo impegnato in suolo tedesco nella dura lotta contro i principi luterani riuniti nella Lega di Smalcalda. La scelta cadde su Trento per non dispiacere né i cattolici né i protestanti. La città, infatti, era italiana ma sotto il dominio territoriale dell’Impero. Tuttavia, i protestanti fin dall’inizio decisero di non prendervi parte. Essi infatti non accettarono il ruolo preminente del Papa e la partecipazione dei soli ecclesiastici, che contraddiceva il principio luterano del sacerdozio universale dei credenti. L’incontro divenne allora un’assemblea interna al mondo cattolico.
Il Concilio di Trento – le fasi, le decisioni dottrinali e le riforme disciplinari e organizzative
Il Concilio di Trento è tradizionalmente diviso in tre fasi.
Prima fase (1545-1549)
La prima fase fu sotto il pontificato di papa Paolo III e si svolse dal 1545 al 1549; nel marzo 1547 però, col pretesto di un’epidemia di tifo, il Concilio fu trasferito da Trento a Bologna, dove i lavori proseguirono fino al 1549, anno della morte di Paolo III. In realtà il trasferimento a Bologna, città appartenente allo Stato della Chiesa, fu deciso per sfuggire all’influenza dell’imperatore Carlo V.
In questa prima fase vennero riaffermati dogmi cruciali come: la salvezza dell’anima attraverso le opere buone e la fede; la validità dei sette sacramenti; l’esistenza del Purgatorio; la validità del culto dei santi, della Vergine e delle reliquie; la capacità della Chiesa di ridurre le pene delle anime dei defunti attraverso le indulgenze; venne negata la validità delle traduzioni della Bibbia nelle varie lingue.
Seconda fase (1551-1552)
Dopo una sospensione, il Concilio fu riaperto a Trento da papa Giulio III nel 1551, ma fu nuovamente sospeso nel 1552, a causa della ripresa delle ostilità tra Carlo V e i principi protestanti.
In questa seconda fase fu confermato il principio della transustanziazione (cioè la presenza reale del corpo e del sangue di Cristo nel pane e nel vino al momento della consacrazione eucaristica); furono inoltre riaffermati i sacramenti della Confessione e dell’Unzione degli infermi. Contemporaneamente vennero introdotti provvedimenti di riforma: venne stabilito l’obbligo di residenza per i vescovi nelle proprie diocesi e per i parroci nelle loro parrocchie, con la prescrizione di visite pastorali annuali, per controllare il comportamento dei fedeli e vigilare sulla disciplina degli ecclesiastici e garantire il decoro del clero; si stabilì l’istituzione di seminari per la formazione intellettuale, religiosa e morale dei sacerdoti; si ribadirono i doveri del celibato, dell’abito talare e il divieto di accumulare benefici ecclesiastici.
Terza fase (1562-1563)
Dopo un’interruzione di dieci anni, il Concilio di Trento venne ripreso nel gennaio del 1562 sotto papa Pio IV Medici e si concluse nel dicembre del 1563. In questa terza e ultima fase furono prese importanti decisioni: furono stabilite norme precise per la validità del matrimonio; si rese obbligatorio per i parroci tenere un registro dei battesimi, delle cresime, dei matrimoni e delle sepolture; furono definite le caratteristiche dell’arte religiosa; fu redatto il “Catechismo romano“, un manuale per i parroci, per aiutarli a insegnare correttamente la dottrina cattolica ai fedeli, al fine di contrastare l’ignoranza religiosa e combattere gli errori dottrinali diffusi dalla Riforma protestante.
I limiti e i meriti del Concilio di Trento
Strumenti repressivi
Il Concilio di Trento istituì e rafforzò strumenti repressivi che dovevano servire a frenare la diffusione delle idee protestanti nei paesi rimasti cattolici. Fu creato a tale proposito l’Indice dei libri proibiti, per censurare i testi considerati eretici o contrari alla dottrina cattolica.
Venne inoltre ripristinata l’Inquisizione con la creazione di un apposito tribunale detto del Santo Uffizio che doveva colpire, anche con la condanna a morte, gli eretici. La vittima più illustre di questa inquisizione fu il teologo Giordano Bruno, arso a Roma nel 1600.
Nascita di ordini religiosi
L’esigenza di rinnovamento che aveva portato alla convocazione del Concilio di Trento portò alla nascita di nuovi ordini religiosi, che si rivelarono strumenti utilissimi per sostenere l’azione della Chiesa. Tra questi nuovi ordini spiccano: la Compagnia di Gesù, fondata nel 1540 da Ignazio di Loyola (1491-1556). I Gesuiti furono attivissimi nel campo dell’insegnamento e nella divulgazione missionaria della fede. I Cappuccini e i Fatebenefratelli, che si dedicarono all’assistenza ai malati e ai poveri. L’ordine femminile delle Carmelitane scalze, fondate nel 1562 dalla spagnola Teresa d’Avila.
In conclusione, dal Concilio di Trento uscì una Chiesa più salda nella dottrina e più capace di rispondere alle sfide del presente. L’obbligo imposto ai vescovi di risiedere nelle proprie sedi, così come la severità richiesta per ordinare nuovi sacerdoti, portarono nella vita religiosa una ventata di novità e pulizia. Adesso, perlomeno, si sapeva con chiarezza che chi voleva diventare sacerdote lo faceva per servire il prossimo, non per fare carriera o per procurarsi prestigio e ricchezza.

