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Santo Graal, realtà o mito?

Il Santo Graal o Sacro Graal è, secondo la leggenda, la coppa usata da Cristo nell’Ultima Cena e in cu fu poi raccolto il sangue sgorgato dalle sue ferite sulla croce.

Le leggende del Santo Graal fiorirono nel XII secolo, al tempo delle Crociate. Furono ben presto collegate ai poemi del ciclo bretone di re Artù e dei cavalieri della Tavola Rotonda, grazie soprattutto a Chrétien de Troyes. Il suo romanzo incompiuto “Perceval ou le comte du Graal” citava infatti per la prima volta il Santo Graal.

Che cos’è il Santo Graal?

Su questo argomento esistono le versioni più disparate.

Secondo la tradizione più diffusa, il Graal è il sacro calice usato da Gesù nell’Ultima cena. In seguito, Giuseppe d’Arimatea, un discepolo, lo utilizzò per raccogliere il sangue sgorgato dalle ferite dello stesso Gesù al momento della deposizione dalla croce.

Trasportato in terra bretone dallo stesso Giuseppe d’Arimatea, il Sacro Graal fu custodito a lungo in un luogo segreto; poi fu trafugato dagli infedeli, che volevano servirsene come di un oggetto magico.

La ricerca del Santo Graal

Compito dei cavalieri della Tavola Rotonda era quello di rintracciare il sacro calice per poterlo riportare in Terrasanta, a Gerusalemme. Questa ricerca ha un valore simbolico: rappresenta la ricerca del Bene, che deve essere tentata sebbene sia piena di difficoltà e di pericoli.

Per poter compiere questa missione, non bastava il valore militare. Era infatti necessario essere animati da grande fede ed essersi purificati dai peccati attraverso sacrifici, rinunce e sofferenze. Delle decine e decine di cavalieri che partirono alla ricerca del Graal soltanto pochissimi raggiunsero lo scopo.

Una leggenda racconta che questa fortuna toccò a Bors, Percival (o Parsifal) e Galaad. Trasportati su una terra sconosciuta da una nave misteriosa, dopo aver visto la coppa, Galaad e Percival chiesero di morire, perché non riuscivano a immaginare una gioia più grande; soltanto Bors poté tornare in patria per raccontare l’accaduto alla corte di Re Artù.

Il mito del Graal ai giorni nostri

Il mito del Santo Graal è giunto sino ai nostri giorni. Continuano infatti a uscire romanzi legati ad esso e periodicamente si torna a parlare dei luoghi in cui potrebbe essere custodito ancora oggi.

Si citano ad esempio località della Francia, della Spagna, dell’Inghilterra e anche del nostro Paese.

Tra i siti italiani più accreditati c’è Castel del Monte, nei pressi di Andria (Bari), un grandioso edificio che sorge isolato su una collina. Fu fatto costruire dall’imperatore Federico II di Svevia, che lo volle a pianta ottagonale e rinforzato da otto torri anch’esse ottogonali. Forse proprio per questa sua originalissima planimetria, che gli conferisce un aspetto enigmatico e misterioso, il castello è stato spesso indicato come uno dei possibili nascondigli del Santo Graal.

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