aedo

L’aedo (da aoidòs, cantore) o rapsodo (da rapsodòs, cucitore di canti) era l’antico cantore di poemi dell’Antica Grecia.

Dalla sparizione della scrittura sillabica della civiltà micenea (XII secolo a.C.) alla prima diffusione della scrittura alfabetica (VIII secolo a.C.) la cultura greca fu una cultura esclusivamente orale, tramandata di generazione in generazione da anonimi cantori chiamati aedi o rapsodi. Essi erano dunque la memoria vivente e i portavoce di un sapere collettivo.

Quella dell’aedo era una vera e propria figura professionale, che godeva di un elevato prestigio sociale, benché fosse solitamente di estrazione popolare.

Era un uomo libero, che si esibiva in occasione di simposi e feste in case private di aristocratici, ma anche nel corso di cerimonie religiose pubbliche. E il fatto che i suoi racconti fossero in versi, oltre a renderli più gradevoli e affascinanti, lo aiutava a ricordarli.

Un buon aedo doveva saper incantare l’uditorio, tenendone viva l’attenzione con gli strumenti del suo mestiere: si serviva della metrica, di epiteti ricorrenti, di scene tipiche, di formule fisse, per variare e rielaborare all’infinito i canti a seconda delle esigenze dell’uditorio o anche delle sue preferenze personali. Spesso le narrazioni erano accompagnate dal suono di uno strumento musicale come la lira.

È molto probabile che i Greci dell’età arcaica non dubitassero della verità storica delle vicende narrate dall’aedo: nei poemi si raccontava la loro storia, da lì venivano i valori fondamentali in cui credere (il coraggio, l’eroismo, la saggezza) o i disvalori da rifiutare (l’eccesso, l’ira, la codardia), le norme da rispettare, i comportamenti da respingere.

Nei poemi era descritto il mondo delle divinità, con le sue grandezze e le sue miserie. Ma ci si poteva trovare anche un’incredibile quantità di indicazioni pratiche, informazioni, notizie su oggetti, abitudini alimentari, attrezzi, tecniche di coltivazione, tecniche artigianali, riti e sacrifici.

L’aedo era dunque un vero “deposito” delle conoscenze di un’intera comunità, la sua enciclopedia. Ascoltare dalla voce di un aedo le drammatiche vicende sotto le mura di Troia o le peripezie di Ulisse significava, per un greco, costruire la propria identità e il proprio sapere: anche per questo l’educazione dei giovani Greci si basò a lungo sullo studio dei poemi omerici (Iliade e Odissea).

Nell’Antica Grecia vi erano scuole di aedi che si trasmettevano i canti di generazione in generazione; particolarmente famosa era la scuola degli Omeridi, nell’isola di Chio, che si vantavano di discendere dal grande Omero. Lo stesso Omero del resto è descritto come un aedo cieco, itinerante tra le corti dell’Asia Minore.