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Canto 16 Inferno riassunto

Nel canto 16 dell’Inferno (canto XVI Inferno) ci troviamo nel terzo girone del settimo cerchio, dove sono puniti i sodomiti, ripartiti tra questo canto e il canto precedente.

Chi sono i sodomiti nell’Inferno di Dante?

I sodomiti sono coloro che peccarono nel praticare il sesso contro natura. Il loro nome deriva dalla biblica città di Sodoma, dove la sodomia era assai praticata.

Come sono puniti?

La loro pena consiste nel camminare, senza potersi mai fermare, in una spianata infuocata, sotto una pioggia di fuoco. Per contrappasso la pioggia di fuoco allude all’analoga punizione inflitta da Dio alla città di Sodoma, secondo il racconto biblico.

Chi incontra Dante nel canto 16 Inferno?

Dante incontra: Iacopo Rusticucci, Guido Guerra, Tegghiaio Aldobrandi.

Che cosa succede nel canto 16 Inferno?

Incontro con i tre fiorentini vv. 1-63

Dante e Virgilio si trovano ancora fra i sodomiti. In lontananza si ode lo scrosciare delle cascate del Flegetonte, simile al ronzio che fanno le api vicino alle arnie, quando da una schiera di uomini politici che si trovano nel girone dei sodomiti, si staccano tre figure che si dispongono in cerchio attorno a Dante, perché lo hanno riconosciuto come fiorentino dalla foggia dell’abito, e gli chiedono di fermarsi.

Mentre Dante rimane colpito dalle orribili bruciature dei tre, Virgilio lo invita a mostrarsi cortese nei loro confronti, degni di rispetto, nonostante l’attuale condizione.

Uno dei tre comincia a parlare a nome di tutti: è Jacopo Rusticucci e i suoi compagni sono Guido Guerra e Tegghiaio Aldobrandi, tre nobilli di parte guelfa, della cui sorte Dante aveva già chiesto notizie a Ciacco (Inferno VI, vv. 79-84).

Dante si emoziona sentendo nomi tanto illustri; vorrebbe abbracciarli, ma il timore del fuoco lo trattiene. Dante dichiara di non provare disprezzo, in lui c’è solo dolore per la loro pena e ammirazione per il loro operato politico. Spiega ai tre fiorentini il senso del suo viaggio: liberarsi dal peccato per raggiungere il bene supremo della felicità ultraterrena in Paradiso.

La corruzione di Firenze vv. 64-90

Jacopo Rusticucci chiede a Dante se nella città di Firenze regnano ancora la cortesia e il valore, o se siano veritiere le notizie sulla decadenza e la corruzione della città portate loro dal defunto Guglielmo Borsiere, uomo di corte fiorentino, da poco giunto nel settimo cerchio.

Dante conferma queste notizie e si lancia in una lunga invettiva contro la corruzione della città di Firenze causata dal nuovo ceto mercantile, arrivato in città dalle campagne, che si arricchisce facilmente (La gente nuova e i subiti guadagni, v.73) con il commercio e l’usura. Dolorosamente stupiti, i tre dannati si congedano, e prima di ricongiungersi alla loro schiera raccomandano a Dante il loro ricordo tra i vivi sulla terra.

L’arrivo di Gerione vv. 91-136

Dopo che i tre dannati si sono allontanati per riunirsi alla loro schiera, i due poeti riprendono il cammino, fino alla cascata del Flegetonte nell’VIII cerchio. Virgilio chiede a Dante di consegnargli la corda che porta ai fianchi, poi la lancia nel burrone. Dopo poco, dal fondo del burrone vedono risalire, nuotando nell’aria, un essere misterioso e mostruoso. Si tratta di Gerione, il mostro infernale simbolo della frode e custode dell’ottavo cerchio, che Virgilio presenterà nel prossimo canto.

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