Elisabetta I fu regina d’Inghilterra e d’Irlanda dal 1558 al 1603, anno della sua morte. Il suo regno, durato 45 anni e passato alla storia come “l’età elisabettiana”, fu un periodo di grande fioritura artistica, di espansione commerciale e marittima e di consolidamento del protestantesimo in Inghilterra.
Coraggiosa e determinata rifiutò la corte di nobili e sovrani, scegliendo come unico marito il regno e come suoi figli il popolo inglese: per questo passò alla storia con l’appellativo di “Regina Vergine”.
Origini e infanzia
Elisabetta I nacque il 7 settembre 1533 a Greenwich, in Inghilterra. Era figlia di Enrico VIII, della dinastia Tudor, e di Anna Bolena, la donna per la quale Enrico VIII aveva ripudiato la sua prima moglie, Caterina d’Aragona. La relazione e il matrimonio con Anna Bolena avevano provocato la separazione dalla Chiesa di Roma e la fondazione della Chiesa anglicana, di cui il re divenne il capo supremo.
Tre anni dopo la nascita di Elisabetta, sua madre Anna Bolena fu accusata di adulterio e tradimento e decapitata. Dopo l’esecuzione di Anna Bolena, Elisabetta fu dichiarata illegittima, perse il titolo di principessa e quindi fu esclusa dalla successione. Fu allontanata dalla corte e mandata nel palazzo di Hatfield, dove Elisabetta ricevette un’educazione di alto livello in tutti i rami del sapere dell’epoca e imparò diverse lingue, come il latino, il greco e l’italiano.
Ascesa al trono
La successione di Enrico VIII
Nel 1547 morì Enrico VIII. Gli succedette il figlio Edoardo VI, avuto dalla terza moglie Jane Seymour, l’unica tra le sei mogli di Enrico che diede un figlio maschio al sovrano inglese. Edoardo VI ereditò il trono all’età di dieci anni, ma morì giovanissimo dopo sei anni, senza aver mai potuto, data la sua giovane età, esercitare il potere.
A questo punto, data l’assenza di eredi maschi, e grazie all’Atto di successione del 1544 con il quale Enrico VIII aveva stabilito che dopo la morte di Edoardo VI sarebbe salita al trono la sua figlia maggiore Maria e dopo di lei Elisabetta, il trono passò alla figlia di prime nozze di Enrico, Maria Tudor (figlia di Caterina d’Aragona, prima moglie di Enrico VIII).
Maria, educata dalla madre al Cattolicesimo, tentò di rientrodurre nel Paese l’obbedienza alla Chiesa di Roma. Si trovò però a dover fronteggiare l’opposizione di molti nobili inglesi che tramavano contro di lei e per questo fece ricorso a una durissima repressione che le meritò l’appellativo di Bloody Mary, cioè «Maria la Sanguinaria». Nel 1558 Maria morì senza lasciare eredi e le successe la sorellastra Elisabetta Tudor.
I primi anni della regina Elisabetta I Tudor
Quando Elisabetta I salì al trono aveva 25 anni e il popolo la salutò come una liberatrice. I cattolici avrebbero potuto contestare la validità di questa successione, poiché la regina era figlia di genitori scomunicati ed era nata da un matrimonio che il papa aveva dichiarato sacrilego. Tutti attendevano la prossima mossa del «cattolicissimo» re di Spagna Filippo II, che nel 1554 aveva sposato la cattolica Maria Tudor (sorellastra di Elisabetta), ma egli si guardò bene dal contestare la validità della successione al trono inglese. Egli mirava a un’alleanza con l’Inghilterra.
Elisabetta I d’Inghilterra e Filippo II di Spagna
Infatti, Maria Stuart (cugina di secondo grado di Elisabetta), cattolica, regina di Scozia e moglie di Francesco II, re di Francia, era la più diretta erede al trono inglese dopo Elisabetta I. Se Elisabetta d’Inghilterra fosse stata spodestata, Maria Stuart avrebbe unito nella sua persona le due corone e suo marito Francesco II avrebbe di fatto governato su entrambe le sponde della Manica.
Filippo II era talmente convinto di dover scongiurare questa eventualità che chiese persino Elisabetta I regina d’Inghilterra in moglie. Filippo le fece una corte serrata, alla quale Elisabetta I rispose mostrandosi ora cedevole, ora impossibilitata ad assecondarlo. In realtà la regina cercava solo di prendere tempo per preparare la nazione a quello che giudicava uno scontro inevitabile.
Filippo continuò a mantenere verso la regina Elisabetta un atteggiamento amichevole, finché non si verificarono due eventi: la decapitazione della regina cattolica di Scozia Maria Stuart e la scoperta della vera natura dei corsari.
Elisabetta I Tudor contro Maria Stuart
Nel 1561 Maria Stuart – dopo la morte del marito, il re di Francia Francesco II, ritornò in Scozia. Il Paese si trovava in una situazione difficile: la maggioranza della popolazione aveva scelto il protestantesimo e mal accettava una regina cattolica. Maria, seppure con cautela, cercò di riportare il Paese al cattolicesimo, ma l’opposizione degli scozzesi si fece sempre più ostile.
La situazione peggiorò nel 1565, quando si risposò con un lord cattolico e diede alla luce un figlio, Giacomo. Considerando che la regina Elisabetta non sembrava per niente intenzionata a sposarsi, il primogenito di Maria Stuart si trovava ad essere il legittimo erede al trono d’Inghilterra e il Paese rischiava di passare nuovamente al cattolicesimo. Nel 1567 esplose una rivolta protestante e Maria Stuart fuggì in Inghilterra, sperando nella protezione di sua cugina Elisabetta.
La decapitazione di Maria Stuart
Elisabetta colse al volo l’occasione per mettere fuori gioco la cugina Maria Stuart: la tenne in una condizione di semi-prigionia per diciannove anni. Per tutto questo periodo la Stuart ordì congiure per impadronirsi del trono dei Tudor. Alla fine, scoperto un attentato alla vita della regina Elisabetta I, il Parlamento inglese votò la sua condanna a morte e nel 1587 Maria Stuart fu decapitata.
L’intera Europa cattolica rimasta fedele al papa fece di lei una martire: si trattava di una regina cattolica uccisa da una regina anglicana. L’Europa cattolica chiese di vendicarla. Ma ciò che convinse il re di Spagna Filippo II a intervenire contro l’Inghilterra fu la contemporanea scoperta della vera natura dei corsari.
I corsari di Elisabetta I
La Spagna e l’Inghilterra erano le più importanti potenze marinare di quei tempi. Elisabetta, pur di danneggiare la potenza spagnola arrivò ad autorizzare i corsari ad assaltare le navi provenienti dal Sudamerica e a rubarne i preziosi carichi d’oro e d’argento. I corsari erano pirati che avevano ottenuto un incarico ufficiale dallo Stato per poter attaccare le navi degli altri paesi. In cambio le casse statali ricevevano una quota del bottino.
Spagna e Inghilterra arrivano allo scontro diretto
Nel 1588 Filippo II allestì un immensa flotta di 130 navi, che gli spagnoli chiamarono Invincibile Armata. L’attacco tuttavia non riuscì: la flotta spagnola subì gravi danni a causa di una tempesta e nello scontro con la flotta inglese fu duramente sconfitta.
Elisabetta I divenne un mito, aveva gettato le basi del futuro predominio inglese nel mondo.
Politica religiosa
Elisabetta I scelse il protestantesimo. Ripristinò l’Atto di Supremazia, che sanciva la sottomissione della Chiesa al sovrano, e il Book of Common Prayer (Libro delle Preghiere Comuni) di Edoardo VI, come testo di preghiera ufficiale. Elisabetta perseguitò i cattolici (chiamati per disprezzo “papisti“, perché seguaci del papa). Furono così duramente perseguitati che nel 1570 Papa Pio V scomunicò Elisabetta I. Nella sua bolla pontificia Regnans in Excelsia (1570) il pontefice la dichiarò eretica, la sua autorità venne dichiarata nulla di fronte alla comunità cattolica. Elisabetta rispose immediatamente, senza farsi intimorire, rivendicando l’autonomia del proprio potere da Roma e minacciando di morte chi avesse seguito le indicazoni del pontefice.
Politica economica
Elisabetta sostenne la crescita intervenendo nell’economia secondo i dettami del mercantilismo e ciò le valse un vasto consenso sociale. Nel 1566 fu creato il primo nucleo della Borsa di Londra, destinata a diventare un centro finanziario importantissimo.
Nelle campagne si estese la coltivazione a foraggio dei campi e s’incrementò l’allevamento degli ovini per la produzione di lana. Furono inoltre introdotte nuove coltivazioni e sfruttate meglio le attività estrattive di carbone e ferro.
Nell’ambito dell’attività manifatturiera fu l’industria tessile a trainare l’economia. I tessuti inglesi venivano esportati in tutta Europa. Ma anche nel settore della metallurgia e delle costruzioni navali si registrò una crescita consistente.
Il governo di Elisabetta sostenne le manifatture favorendo l’immigrazione di manodopera specializzata, numerosa fra i profughi protestanti allontanati dai loro Paesi. Per migliorare il commercio interno, fu fondamentale l’ampliamento della rete di strade carrozzabili e di canali navigabili.
Grande impulso ebbe anche il commercio internazionale, che portò alla nascita delle prime colonie inglesi nel Nord America (come la Virginia, così chiamata in onore della «Regina vergine» Elisabetta) e all’istituzione di importanti compagnie commerciali, tra cui la Compagnia delle Indie Orientali.
Politica interna
La politica di Elisabetta, rivolta da un lato a evitare guerre interne al Paese e dall’altro a potenziare il dominio sui mari, garantì un lungo periodo di pace e ricchezza in cui l’Inghilterra conobbe uno straordinario sviluppo culturale ed economico.
La morte di Elisabetta I e la sua eredità
Elisabetta I, soprannominata la Regina vergine, colei che non aveva mai voluto sposarsi perché come amava dire ai suoi pretendenti: “Il mio sposo è l’Inghilterra”, morì il 24 marzo 1603.
Il regno di Elisabetta I (1558-1603) è definito “età elisabettiana” o “età dell’oro” o “Rinascimento inglese”, per il fiorire della cultura e delle arti, grazie a uomini come il filosofo Francis Bacon (1561-1626) e i commediografi William Shakespeare (1564-1616), Cristopher Marlowe (1564-1593) e Ben Jonson (1572-1673) e per l’ascesa dell’Inghilterra come grande potenza navale e commerciale.

