Le opere di William Shakespeare (1564-1616), poeta e drammaturgo inglese, sono ancora oggi attuali, coinvolgenti e capaci di rispecchiare il nostro sentire. Le sue opere, ricche di passioni, avventure, sogni e drammi storici, continuano a influenzare la cultura mondiale, esplorando temi universali come l’amore, la gelosia, la vendetta, la sete di potere, le guerre, dimostrando una profonda comprensione della natura umana e delle sue complessità. La sua produzione comprende: 37 opere teatrali, tra cui tragedie, commedie e drammi storici; 154 sonetti e altre poesie.
William Shakespeare opere e cronologia
1592-1594
William Shakespeare a ventuno anni si trasferisce a Londra, già sposato e padre di tre figli. Nel 1592 la tradizione lo mostra per certo attore e drammaturgo. Inizia a farsi un nome grazie alle rappresentazioni dei drammi storici Enrico VI (in tre parti) e Riccardo III, che riflettono l’influenza della commedia latina e della tragedia classica. La Commedia degli errori (scritta tra il 1590 e il 1594) si ispira ai Menecmi di Plauto: il comico scaturisce dagli equivoci sulle rispettive identità di due coppie di gemelli.
Tra il 1592 e il 1594 i teatri devono però chiudere a causa di un’epidemia di peste e Shakespeare scrive allora due poemetti: “Venere e Adone” e “Il ratto di Lucrezia“, entrambi dedicati al conte di Southampton, suo protettore in quegli anni difficili di ristrettezze economiche. Questi testi sono importanti per cogliere il grado di adesione di Shakespeare alle mode letterarie del momento: in essi vivono il manierismo e il gusto sensuale e raffinato del barocco cortigiano.
1594-1599
A partire dal 1594 entra a far parte della Compagnia del Lord Ciambellano, dove recitano i più famosi attori del tempo. Sono di questo periodo le due opere teatrali “La bisbetica domata” e “I due gentiluomini di Verona“: l’elemento farsesco si attenua e assume toni sentimentali.
Nel periodo dal 1595 al 1599 scrive:
- i drammi storici Riccardo II, Re Giovanni, Enrico IV, Enrico V: focalizzati su figure monarchiche inglesi, analizzano cosa renda un re “giusto” (il sangue, la nomina divina o la capacità di governare) e le conseguenze disastrose dell’usurpazione. Shakespeare usa questi fatti storici per riflettere sull’identità dell’Inghilterra e per fornire commenti (spesso velati) sulla stabilità politica dell’epoca elisabettiana.
- le commedie Pen d’amore perdute, Sogno di una notte di mezza estate, Il mercante di Venezia, Molto rumore per nulla, la tragedia Romeo e Giulietta, uno dei suoi capolavori, celebre per come viene descritto l’amore giovanile, impetuoso e passionale.
1599-1602
Nel 1599 la Compagnia del Lord Ciambellano a cui Shakespeare appartiene costruisce a Londra il Globe Theatre. Tra il 1599 e il 1602 scrive le tragedie Amleto (centrato sulla vendetta) e poi Giulio Cesare; la commedia amara Troilo e Cressida (l’opera più intellettuale di Shakespeare, mette in luce il contrasto fra l’ideale e il reale); le commedie Come vi piace, La dodicesima notte, Le allegre comari di Windsor, Tutto è bene ciò che finisce bene e Misura per misura. Le ultime due commedie (Tutto è bene ciò che finisce bene e Misura per misura) sono definite “commedie amare” o “drammi a tesi” per i toni cupi e perché appartengono al genere della commedia solo perché il finale è lieto, mentre gli atteggiamenti umani messi in evidenza dall’intreccio sono sordidi e ignobili.
1603-1608
Nel 1603, con l’avvento al trono di Giacomo I, succeduto a Elisabetta I (1558-1603), la “Compagnia del Lord Ciambellano” cambia il nome in “La Compagnia del Re”. Il periodo dal 1603 al 1608 comprende le sei grandi tragedie, caratterizzate da una profonda introspezione psicologica e da una visione più oscura della natura umana: Otello, Re Lear, Macbeth, Antonio e Cleopatra, Coriolano (ispirata al grande protagonista, di età romana, della guerra contro i Volsci Gneo Marcio) e Timone d’Atene (mostra la trasformazione di un uomo generoso in misantropo quando coloro che credeva amici lo abbandonano nel momento del bisogno).
1608-1613
Dal 1608 al 1613 scrive drammi romanzeschi, che spesso presentano un tono più riflessivo e una struttura narrativa che conduce a un lieto fine dopo una serie di prove e tribolazioni: Pericle, principe di Tiro; Cimbelino; Il racconto d’inverno; La tempesta. Nel 1613 si ritira dall’attività teatrale e ritorna a Stratford, dove muore tre anni dopo, il 23 aprile 1616.
William Shakespeare opere – lo stile
Come i temi, così lo stile di Shakespeare è di un’estrema ricchezza e varietà. Shakespeare è un maestro del verso ed è duttile nella prosa, abilissimo nel plasmare il linguaggio così da renderlo rivelatore del personaggio nei modi oltre che nei contenuti. In lui coesistono il senso vivissimo dell’azione giocata sul palcoscenico e la consapevolezza del valore evocativo della parola. Shakespeare sa sfruttare appieno le possibilità del teatro contemporaneo, che privo com’era di ricchezza scenografica, si affidava totalmente al discorso del poeta, incarnato dall’attore.
Pienamente inserito nel suo tempo, egli rivela la sua originalità non tanto nell’invenzione degli intrecci, ma nell’ampiezza di respiro con cui fa propri gli apporti più diversi. Nel teatro di Shakespeare la libertà è estrema: gli echi medievali e la cultura del suo secolo, i luoghi comuni di un’epoca e le rivelazioni individuali, la grandezza della storia e l’osservazione del microcosmo meschino, tutto concorre a creare un’opera che sfugge a precise definizioni e ha il supremo dono della poesia.
Shakespeare è un perfetto specchio dell’Inghilterra barocca, ma nei suoi personaggi si sono calate le inquietudini e le aspirazioni di tre secoli di cultura europea. Buono e cattivo, nobile e abietto, splendido e laido sono presenti insieme nelle sue opere; la realtà viene assunta in tutta la sua ricchezza polivalente, senza schemi preordinati. La contemplazione di questa materia si esprime in forme di estrema scioltezza, che obbediscono solo a una coerenza interiore, facendo coesistere comico e tragico nello stesso testo e addirittura nello stesso personaggio. Ecco quindi che Shakespeare supera la libertà del teatro medievale. Lì era perseguitata, con estrema varietà di mezzi, una dimostrazione ben chiara; qui l’autore spesso rinuncia a esplicitare il senso della vicenda, conscio di un mondo sempre più vasto e sempre più oscuro che l’immagine poetica può riflettere, ma non circoscrivere.

