Euro in Italia: entrata in vigore ed effetti

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Euro in Italia

Euro in Italia: breve storia della moneta unica europea, i criteri di convergenza per aderire alla moneta unica europea, caratteristiche, vantaggi e conseguenze negative.

Euro in Italia breve storia

Il 1° gennaio 1999, l’euro è diventato la moneta ufficiale di 11 Stati dell’Unione europea: Belgio, Germania, Spagna, Francia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Austria, Portogallo e Finlandia.

Non hanno aderito invece, per propria scelta politica, Regno Unito, Danimarca e Svezia.

A partire da quel momento è stato fissato un tasso di conversione fisso. Si è cioè stabilito, una volta per tutte e senza più possibilità di modifiche, il valore della nuova moneta rispetto alle varie monete nazionali.

Per l’Italia, per esempio, è stato decretato che occorressero 1936,27 lire per ottenere 1 euro.

Il 1° gennaio 2001 anche la Grecia è entrata nella “zona euro”, portando così a 12 il numero degli Stati aderenti alla nuova moneta.

Le banconote e le monete sono entrate concretamente in circolazione il 1° gennaio 2002; i valori dei capitali depositati nelle banche, quelli dei prestiti attivati e così via sono stati trasformati in euro.

Dopo un breve periodo in cui circolava insieme con le monete dei rispettivi Paesi, il 1° marzo 2002 è diventato l’unica moneta di scambio; di conseguenza, le varie monete nazionali (lira italiana, franco francese, marco tedesco, peseta spagnola ecc.) hanno cessato di esistere.

1° gennaio 2007 anche la Slovenia è entrata nella “zona euro”.

Il 1° gennaio 2008 è stata la volta di Malta e Cipro.1° gennaio 2009 è toccato alla Slovacchia.

L’introduzione dell’euro in Estonia, invece, è avvenuta il 1° gennaio 2011; in Lettonia il 1° gennaio 2014; in Lituania il 1° gennaio 2015.

I criteri di convergenza per aderire alla nuova moneta

Per aderire alla moneta unica europea, gli Stati dell’Unione europea che ne fanno richiesta devono essere in regola con determinati criteri. Tali criteri sono chiamati criteri di convergenza, fissati nel Trattato di Maastricht del 1992.

I criteri di convergenza riguardano:

  • la stabilità dei prezzi;
  • la situazione delle finanze pubbliche;
  • il tasso di cambio;
  • i tassi d’interesse a lungo termine.

Le caratteristiche dell’euro

L’euro è diviso in 100 centesimi. In tutti gli Stati esistono 7 banconote (da 5, 10, 20, 50, 100, 200, 500 euro), ciascuna di un colore diverso, identiche dappertutto; invece le 8 monete (da 1 centesimo, 2 centesimi, 5 centesimi, 10 centesimi, 20 centesimi, 50 centesimi, 1 euro e 2 euro) hanno una faccia comune e un’altra che varia da Stato a Stato.

Anche la Città del Vaticano, il Principato di Monaco e la Repubblica di San Marino, sebbene non facciano parte dell’Unione europea, coniano proprie monete in euro.

I vantaggi della moneta unica europea

L’adozione della moneta unica ha un’importanza fondamentale:

  • costituisce un passaggio concreto, di forte valore simbolico, verso la realizzazione dell’unità europea;
  • fornisce all’Europa uno strumento monetario dotato di una forza paragonabile a quella del dollaro statunitense;
  • agevola enormemente gli scambi commerciali interni all’UE. Elimina infatti gli elevati costi che pesavano su ogni operazione di scambio tra le varie monete, e ogni incertezza legata all’instabilità dei cambi;
  • facilita i cittadini che viaggiano nei paesi europei per turismo, studio e lavoro;
  • obbliga gli Stati che l’adottano a seguire politiche economiche in stretto coordinamento reciproco, attraverso condizioni favorevoli alla crescita e alla stabilità economica dell’intero continente, con l’aiuto della Banca centrale.

Euro in Italia: le conseguenze negative della sua adozione

L’adozione della moneta unica europea ha causato in alcuni Paesi dell’Unione anche contraccolpi di carattere economico.

In Italia, per esempio, ha comportato una notevole perdita di potere d’acquisto. Infatti, il potere d’acquisto di 1 euro ha finito per corrispondere alle vecchie 1000 lire, e non a quasi 2000 lire (ovvero 1936,27 lire) come indicherebbe il tasso di cambio.

La stessa “svalutazione” non ha interessato i salari e gli stipendi, che non sono stati adeguati al nuovo reale potere d’acquisto. Molti italiani si sono quindi ritrovati con parecchi soldi in meno nelle tasche, con grave danno per tutta l’economia.

Tutti sono d’accordo nel sostenere che da parte delle autorità preposte è mancato un serio controllo nella fase del change-over, del passaggio, cioè, dalla lira all’euro, che impedisse speculazioni e aumento di prezzi ingiustificati.

Inoltre è stato forse un errore non introdurre banconote da 1 e da 2 euro. Sarebbe stato un aiuto psicologico, data l’abitudine a considerare la carta moneta più preziosa della moneta, che si spende con maggiore facilità.