Grazia Deledda, tra Verismo e Decadentismo

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Grazia Deledda
Grazia Deledda

Grazia Deledda (Nuoro, 27 settembre 1871 – Roma, 15 agosto 1936), scrittrice sarda, nacque da famiglia borghese. Si trasferì a Roma dopo il matrimonio con un impiegato statale, avvenuto nel 1900.

Grazia Deledda opere

La scrittrice sarda aveva già pubblicato racconti e romanzi, fra i quali è da ricordare La via del male, uscito nel 1896. Ma è nel periodo romano che escono i suoi romanzi migliori: Elias Portolu (1903); Cenere (1904); L’edera (1908); Canne al vento (1912); Marianna Sirca (1915); L’incendio nell’oliveto (1917); La madre (1920).

I temi dei romanzi di Grazia Deledda

La posizione di Grazia Deledda è assai interessante e ha dato luogo a valutazioni contrastanti. Quando già il Verismo era un’esperienza ormai archiviata e lontana dall’attualità letteraria, Grazia Deledda lo continua, ma innesta in vecchi moduli veristici – e questo è sempre più evidente man mano che procede nella sua attività – una problematica e una sensibilità ben lontane da quelle veristiche.

Più che la descrizione della vita e delle condizioni isolane a lei interessano infatti certi temi estranei alla tradizione del Verismo:

  • il senso del peccato e della colpa;
  • la necessità dell’espiazione;
  • una concezione della vita che in senso molto largo può dirsi religiosa;
  • l’insistenza dell’umana fragilità, della fatale forza della passione che travolge l’uomo che pur sapendo di peccare non riesce ad evitare il peccato;
  • la tendenza a far dei personaggi quasi degli emblemi, dei paradigmi della condizione umana;
  • la ricerca di una sottile trama di corrispondenze tra stato d’animo e paesaggio.

E tuttavia Grazia Deledda non rinuncia ai canoni veristici sia nella rappresentazione dei suoi personaggi sia nella vicenda.

Questa contemporanea presenza di vecchio e di nuovo spiega le contrastanti valutazioni dell’opera della Deledda della quale molti critici del Novecento (Cecchi, Momigliano) hanno forse esagerato i legami col Decadentismo, mentri altri hanno voluto riportarla entro i confini del Verismo.

È certo comunque che nella letteratura del Novecento spetta una posizione particolare, isolata, a questa scrittrice le cui caratteristiche più proprie potremmo così riassumere: una capacità di calare personaggi, paesaggi e vicende di stampo veristico regionale su un piano di mitica solennità.

Grazia Deledda premio Nobel

La scrittrice sarda Grazia Deledda riscosse un tale credito tra i suoi contemporanei da meritare nel 1926 il Premio Nobel per la Letteratura. Fino ad oggi rimane l’unica scrittrice italiana ad esserne stata insignita.