Grazia Deledda
Grazia Deledda

La scrittrice Grazia Deledda (Nuoro, 27 settembre 1871 – Roma, 15 agosto 1936) riscosse un tale credito tra i suoi contemporanei da meritare nel 1926 il Premio Nobel per la Letteratura (fino ad oggi rimane l’unica scrittrice italiana ad esserne stata insignita).

Nata da famiglia borghese, si trasferì a Roma dopo il matrimonio con un impiegato statale, avvenuto nel 1900. Aveva già pubblicato racconti e romanzi, fra i quali è da ricordare La via del male, uscito nel 1896. Ma è nel periodo romano che escono  i suoi romanzi migliori, da Elias Portolu (1903), Cenere (1904), L’edera (1908) a Canne al vento (1912), Marianna Sirca (1915), L’incendio nell’oliveto (1917), La madre (1920).

La posizione di Grazia Deledda è assai interessante e ha dato luogo a valutazioni contrastanti. Quando già il Verismo era un’esperienza ormai archiviata e lontana dall’attualità letteraria, Grazia Deledda lo continua, ma innesta in vecchi moduli veristici – e questo è sempre più evidente man mano che procede nella sua attività – una problematica e una sensibilità ben lontane da quelle veristiche.

I temi dei romanzi – Più che la descrizione della vita e delle condizioni isolane a lei interessano certi temi estranei alla tradizione del Verismo: il senso del peccato e della colpa, la necessità dell’espiazione, una concezione della vita che in senso molto largo può dirsi religiosa, l’insistenza dell’umana fragilità, della fatale forza della passione che travolge l’uomo che pur sapendo di peccare non riesce ad evitare il peccato, la tendenza a far dei personaggi quasi degli emblemi, dei paradigmi della condizione umana, la ricerca di una sottile trama di corrispondenze tra stato d’animo e paesaggio.
E tuttavia Grazia Deledda non rinuncia ai canoni veristici sia nella rappresentazione dei suoi personaggi sia nella vicenda.

Questa contemporanea presenza di vecchio e di nuovo spiega le contrastanti valutazioni dell’opera della Deledda della quale molti critici del Novecento (Cecchi, Momigliano) hanno forse esagerato i legami col Decadentismo, mentri altri hanno voluto riportarla entro i confini del Verismo.
È certo comunque che nella letteratura del Novecento spetta una posizione particolare, isolata, a questa scrittrice le cui caratteristiche più proprie potremmo così riassumere: una capacità di calare personaggi, paesaggi  e vicende di stampo veristico regionale su un piano di mitica solennità.