La Giornata della Memoria, 27 gennaio

La Giornata della Memoria è celebrata in tutto il mondo il 27 gennaio per commemorare le vittime della Shoah, durante la Seconda guerra mondiale.

La scelta della data ricorda il 27 gennaio 1945. È la data in cui le truppe sovietiche arrivarono presso la città polacca di Auschwitz, scoprirono il suo campo di concentramento e liberarono i pochi prigionieri rimasti: vecchi, malati e bambini.

Qualche giorno prima, infatti, i nazisti, di fronte all’avanzata delle forze sovietiche, lasciarono Auschwitz per trasferirsi, insieme ai prigionieri ancora in grado di camminare, nell’interno della Germania. Molti dei prigionieri morirono di stenti o perché uccisi durante la cosiddetta “marcia della morte”.

Gli internati di Auschwitz erano ebrei, rom e sinti (i cosiddetti «zingari»), comunisti, omosessuali, malati di mente, testimoni di Geova, russi, polacchi e altre popolazioni slave.

Erano arrivati nei campi di concentramento dopo viaggi allucinanti in vagoni ermeticamente chiusi perché non fuggissero; accatastati sui vagoni per giorni o addirittura settimane senza cibo, né acqua né servizi igienici. All’arrivo le famiglie erano separate: bambini con i bambini, uomini con gli uomini, donne con le donne. Quelli troppo deboli per lavorare erano uccisi nelle camere a gas, gli altri erano impiegati come schiavi nelle fabbriche situate dentro o attorno al campo.

Chi lavorava aveva una vita media di tre mesi, sei al massimo. Si moriva per fame, anche perché le SS rubavano gran parte del cibo, per le epidemie, per ogni forma di malattia e maltrattamenti fisici.

Secondo alcuni sopravvissuti, resisteva di più chi capiva la lingua; chi era abituato ai climi freddi. Secondo altri tutto stava nella capacità di adeguarsi, cadendo in una sorta di passività infantile impermeabile al dolore.

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