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Libri Sibillini cosa sono e cosa contenevano

Libri Sibillini sono una raccolta in versi di profezie e vaticini che, secondo la leggenda, la Sibilla Cumana (cioè proveniente da Cuma, tra i comuni di Bacoli e Pozzuoli, in Campania), sacerdotessa del dio Apollo, aveva venduto al re Tarquinio Prisco o a Tarquinio il Superbo.

I libri erano scritti in greco e il re li depositò in una camera sotto il tempio di Giove Capitolino appena costruito sul Colle Capitolino, il colle sacro di Roma, su cui Romolo aveva fondato Roma. Erano consultati nei momenti di pubblica calamità.

Si stabilì poi che alla consultazione dei Libri Sibillini fossero addetti due sacerdoti (duumviri sacris faciundis), i quali dovevano esaminare i responsi oracolari tutte le volte che un particolare evento o una grave emergenza rendeva necessario farlo. In seguito il numero dei sacerdoti salì a dieci e poi, sotto l’imperatore Augusto, a quindici, e perciò chiamati quindecemviri sacris  faciundis.

Bruciati in un incendio del tempio di Giove Capitolino nell’83 a.C., Augusto promosse una nuova raccolta dei Libri Sibillini. Questa volta i testi furono collocati nel tempio di Apollo sul colle Palatino.

La loro consultazione fu praticata fino al tempo di Giuliano l’Apostata; verso il 400 furono bruciati per ordine di Stilicone, che temeva potessero finire nelle mani dei Visigoti. A noi sono giunti solo alcuni frammenti di pochi versi.

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