Pearl Harbor, il Giappone attacca gli Stati Uniti

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Attacco di Pearl Harbor
Domenica, 7 dicembre 1941 - Attacco a Pearl Harbor

Pearl Harbor: il Giappone attacca gli Stati Uniti. Riassunto di Storia schematico e completo per conoscere e memorizzare rapidamente.

Da tempo il presidente americano Franklin Delano Roosevelt era favorevole all’entrata in guerra. Però la maggioranza dell’opinione pubblica era contraria al conflitto, anche perché esso si svolgeva lontano, in Europa, e non toccava i sentimenti degli Americani.

A trascinare gli Stati Uniti nella Seconda guerra mondiale fu l’aggressione improvvisa subita nella baia di Pearl Harbor, nel Pacifico, da parte del Giappone.

Il Giappone era la maggiore potenza dell’emisfero orientale e il principale alleato asiatico di Germania e Italia. Ad esse il Giappone era legato, dal settembre 1940, da un patto di alleanza detto Patto tripartito (anche detto “Asse Roma-Berlino-Tokyo”; a novembre entrarono a farne parte Ungheria, Romania e Slovacchia e, successivamente, Bulgaria e Jugoslavia).

Il Giappone, già impegnato dal 1937 in una guerra di conquista contro la Cina, aveva profittato del conflitto europeo per allargare le sue mira espansionistiche a tutti i territori del Sud-Est asiatico. Quando, nel luglio del 1941, i giapponesi invasero l’Indocina francese, Stati Uniti e Gran Bretagna reagirono decretando il blocco delle esportazioni verso il Giappone. L’impero giapponese – paese industrialmente sviluppato ma povero di materie prime – si trovò a questo punto di fronte a una scelta: piegarsi alle richieste delle potenze occidentali, che esigevano il ritiro delle truppe giapponesi dall’Indocina e dalla Cina; o scatenare la guerra per conquistare nuovi territori e procurarsi così le materie prime di cui necessitava. Il governo giapponese scelse la strada della guerra.

All’alba della domenica del 7 dicembre 1941, l’aviazione giapponese, comandata dall’ammiraglio Isoroku Yamamoto (che al momento dell’attacco si trovava nella baia di Hiroshima a bordo della corazzata Nagato), con un’azione a sorpresa veloce e schiacciante, attaccò, senza previa dichiarazione di guerra, la flotta statunitense concentrata nella baia di Pearl Harbor, nelle Hawaii. In un solo attacco, della durata di due ore, la potente macchina da guerra americana fu distrutta in buona parte.

Nell’attacco a Pearl Harbor morirono 2331 soldati e 55 civili americani; i feriti furono 1139. Le navi danneggiate o distrutte furono nel complesso diciotto. 188 aerei statunitensi vennero distrutti al suolo, oltre 150 danneggiati. Le perdite giapponesi, al confronto, furono insignificanti: 55 uomini, 29 aerei, 5 minisottomarini.

Il giorno dopo, il presidente americano Roosevelt tenne un discorso alla nazione: proclamò il 7 dicembre 1941 “Day of Infamy”, “Giornata dell’Infamia”, suscitando nel Paese un’ondata di furore, che gli fornì un valido motivo per partecipare al conflitto.

Pochi giorni dopo l’attacco a Pearl Harbor anche Germania e Italia dichiararono guerra agli Stati Uniti (11 dicembre 1941). Il conflitto diventò a questo punto veramente mondiale.

Nei mesi successivi, profittando della netta superiorità navale così conquistata nel Pacifico, i giapponesi raggiunsero di slancio tutti gli obiettivi che si erano prefissati: nel maggio 1942 controllavano le Filippine (strappate agli USA), la Malesia e la Birmania britanniche, l’Indonesia olandese ed erano in grado di minacciare l’Australia e la stessa India, costringendo la Gran Bretagna a distogliere forze preziose dal Medio Oriente.

Ma nel maggio-giugno 1942, gli americani fermarono la spinta offensiva dei giapponesi nelle due battaglie del Mar dei Coralli, di fronte alle coste della Nuova Guinea, e delle isole Midway, a ovest delle Hawaii: le prime battaglie navali in cui le flotte si affrontarono senza vedersi, a decine di chilometri l’una dall’altra, bombardandosi a vicenda con gli apparecchi che decollavano dalle grandi portaerei.

Dopo che, nel febbraio del 1943, le truppe da sbarco americane (i marines) ebbero conquistato l’isola di Guadalcanal, ebbe inizio la lunga e sanguinosa marcia di avvicinamento al Giappone conquistando un’isola del Pacifico dopo l’altra.