Polifemo è un personaggio della mitologia greca, simbolo della barbarie opposta alla civiltà greca. È il più famoso tra i Ciclopi, i giganti dalle fattezze umane caratterizzati da una forza smisurata e da un occhio solo. Nel mito più antico i Ciclopi sono i figli di Gea (la Terra) e Urano (il Cielo). Sono abili artigiani, aiutanti del dio Efesto, che fabbricano i fulmini per Zeus, nelle fucine sotto l’Etna e lo Stromboli.
Secondo Omero, invece, i Ciclopi abitano nel mondo degli uomini, sono selvaggi e violenti, non conoscono l’agricoltura (fondamento economico della civiltà greca), ma praticano solo la pastorizia e vivono in grotte profonde.
Il Ciclope Polifemo è figlio del dio del mare Poseidone e della ninfa marina Toosa. Come tutti i Ciclopi, è un gigante dotato di grandissima forza, con un solo occhio in mezzo alla fronte, non conosce l’agricoltura, non condivide le leggi né si riunisce in assemblea; vive isolato e solo nell’antro di un monte delle coste della Sicilia. È un pastore di pecore.
Il suo aspetto è veramente orribile, con folti e scompigliati capelli, fronte bassa e grinzosa e naso schiacciato; ha poi un lungo sopracciglio sotto il quale c’è il suo unico occhio.
Non ha rispetto per le regole degli uomini. Infatti non onora gli ospiti (l’ospitalità era invece un valore fondamentale per i Greci antichi), che anzi divora, e non rispetta gli dèi.
Il Polifemo omerico
Omero cita Polifemo nel libro IX dell’Odissea. Polifemo, dopo aver ucciso e divorato diversi compagni di Odisseo, è da questi vinto con l’astuzia: lo acceca con un palo arroventato, dopo averlo fatto ubriacare. Approfittando della cecità del gigante, Odisseo e i suoi compagni riescono a fuggire e a mettersi in salvo nascondendosi sotto il ventre delle pecore durante l’uscita al pascolo.
Il Polifemo virgiliano
Virgilio nel libro III dell’Eneide riprende in un certo senso dove l’Odissea aveva lasciato, quando i Troiani, sotto la guida di Enea, approdano in Sicilia e incontrano l’atterrito Achemenide, un compagno di Ulisse lasciato indietro sull’isola, dopo lo scontro con Polifemo.
Polifemo, mentre si aggira per l’isola ferito e cieco, avverte la presenza dei Troiani e invoca l’aiuto degli altri Ciclopi per catturarli. Ma i Troiani riescono a mettersi in salvo, portando con loro anche il greco Achemenide, prima che Polifemo riesca a raggiungerli.
Polifemo e Galatea
Esiste ancora un altro mito che ha come protagonista l’ira di Polifemo e che racconta l’origine del fiume Aci, che scorre ai piedi dell’Etna. È narrato da Ovidio, che nella sua opera Metamorfosi (libro XIII) ci parla dell’amore del Ciclope per la ninfa marina Galatea, innamorata però del giovane pastore Aci, figlio del dio Pan.
Il rozzo Ciclope, roso dalla gelosia, un giorno si vendicò scagliando un sasso sul bellissimo Aci, uccidendolo. Per intercessione di Galatea, gli dèi impietositi trasformarono il sangue di Aci in un fiume, che scorre ai piedi dell’Etna, in modo che i due innamorati potessero ricongiungersi in mare.

