Rivolte popolari nella Storia

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rivolte popolari nella storia
Michelangelo Cerquozzi e Viviano Codazzi, "Rivolta di Masaniello", 1648, Galleria Spada, Roma

Di rivolte popolari nella Storia se ne sono avute tante, prevalentemente spontanee e scarsamente organizzate, contro determinate azioni, decisioni, istituzioni del potere costituito.

Le rivolte popolari contadine

Rivolte contadine si ebbero ripetutamente nelle campagne europee dal Medioevofino al XX secolo.

Ricordiamo tra esse: la rivolta delle Fiandre, 1323-28, stroncata dall’esercito francese, esplosa in seguito all’imposizione di nuovi gravami fiscali che i contadini si rifiutarono di pagare; la grande rivolta dei contadini tedeschi in Germania del 1524 (per un approfondimento leggi la Guerra dei contadini tedeschi 1524-1526 clicca qui).

Un periodo di grandi rivolte contadine fu il XVII secolo (diciassettesimo secolo). Anche in questo caso l’aggravarsi delle condizioni di vita dei contadini, che spesso si manifestava sotto forma di un aumento del carico fiscale, fu la causa immediata delle rivolte. Esse furono anche effetto delle grandi modificazioni politiche ed economiche avvenute in quel periodo in Europa (per un approfondimento leggi Il Seicento: scenario storico e letterario clicca qui).

I cambiamenti verificatisi nella società contadina con l’affermarsi del capitalismo moderno, nel XIX (19°) e XX (20°) secolo (introduzione del libero mercato delle terre, ripartizione delle terre comuni), furono all’origine di rivolte popolari che colpirono soprattutto i Paesi più lenti nell’attuare il processo di modernizzazione. Aree caratterizzate da una profonda arretratezza, come l’Andalusia e il Meridione d’Italia, furono teatro di rivolte che per la prima volta assunsero evidenti connotati politici: gli anarchici guidarono le rivolte andaluse dal 1870 al 1936; i socialisti furono alla testa dei Fasci siciliani del 1893; i comunisti organizzarono le occupazioni delle terre nel Sud d’Italia dopo la Seconda guerra mondiale.

Le rivolte popolari urbane

Le rivolte urbane ebbero (e hanno) motivazioni e caratteristiche diverse a seconda del periodo storico in cui si svolsero.

Nei primi secoli di vita dei comuni italiani i fattori di crisi si individuano nei conflitti tra nobiltà e ceti popolari e nella lotta tra fazioni per il controllo del governo cittadino; la rivolta dei Ciompi, 1378, a Firenze, si segnalò per il suo particolare radicalismo, perché non restò confinato alla lotta fra Arti maggiori e minori, ma portò per un breve periodo al potere i lavoranti ai quali era proibito organizzarsi in una propria arte o corporazione (per un approfondimento leggi La rivolta dei Ciompi clicca qui).

Lo sviluppo delle città, nei secoli successivi, portò alla formazione di movimenti di classi proletarie cittadine che cercarono di ottenere, mediante un’azione diretta, riforme di natura economica o politica. La rivolta guidata da Masaniello, a Napoli, nel 1647, scatenata dall’imposizione di una tassa, fu una delle più caratteristiche fra le sollevazioni degli strati più umili della realtà cittadina avvenute in questo periodo (per un approfondiemnto leggi 7 luglio 1647: scoppia la rivolta di Masaniello clicca qui).

Nel 1848 Italia, Francia, Germania e Austria furono interessate da un’ondata di rivolte senza precedenti, a carattere soprattutto politico (per un approfondimento leggi Riassunti di Storia – Volume 8 clicca qui).

In Italia, più precisamente a Milano, capitale del Regno Lombardo-Veneto sotto l’odiata dominazione austriaca degli Asburgo, la scintilla della rivolta scoppiò a seguito del cosiddetto «sciopero del tabacco» (che era di monopolio asburgico) promosso dai milanesi.

Il clima di tensione precipitò quando, allo sciopero e alla generalizzata insofferenza dei milanesi verso gli austriaci, le truppe asburgiche risposero con l’uso della forza. L’intera città fu messa sotto assedio. Dopo aver eretto nelle strade e nelle piazze centinaia di barricate la popolazione, composta soprattutto da operai e da artigiani, affrontò per cinque lunghe giornate (18-22 marzo 1848) le truppe austriache comandate dal generale Radetzky.

Il prezzo della rivolta fu molto alto, 400 circa i morti accertati, ma alla fine le truppe austriache furono costrette ad abbandonare la città e a ritirarsi.

Fu questa una tappa decisiva verso la liberazione e l’unificazione dell’Italia. Come scrisse Carlo Cattaneo, uno dei protagonisti della rivolta, «fu questa la prima vittoria dell’Italia contro l’oppressore» (per un approfondimento leggi Le Cinque Giornate di Milano clicca qui).

Nel primo Novecento, sempre in Italia, un altro sollevamento popolare aprì la strada alla libertà e alla democrazia: la rivolta della popolazione di Napoli contro l’invasore tedesco: nel 1943, in una città stremata da quattro anni di guerra, la popolazione iniziò a mostrare concreti segni di insofferenza nei confronti degli occupanti.

Di fronte alle manifestazioni e alle proteste, che continuavano nonostante le numerose fucilazioni pubbliche, il colonnello Schöll rispose con una “chiamata al lavoro obbligatorio” nei campi di concentramento tedeschi per tutti gli uomini tra i 18 e i 33 anni.

Al rifiuto della popolazione di obbedire alla “chiamata”, seguirono rastrellamenti, arresti e altre esecuzioni. Fu così che, in modo praticamente spontaneo e senza una guida, in tutta la città scoppiò una rivolta generalizzata alla quale presero parte semplici cittadini, partigiani e anche soldati dell’esercito italiano.

Dopo quattro giorni di scontri (27-30 settembre 1943), le truppe tedesche batterono in ritirata. Napoli fu la prima città italiana a liberarsi con le proprie forze dall’occupazione tedesca. L’eroismo di uomini e donne contribuì ad aprire la strada alle forze militari alleate che, il 1° ottobre (il giorno dopo la fine degli scontri), fecero il loro ingresso in una città già liberata (per un approfondimento leggi 1943, Napoli medaglia d’oro: le Quattro Giornate clicca qui).

 

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