Sordello da Goito, poeta trovatore italiano

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sordello da goito
Sordello da Goito ritratto su una miniatura medievale

Sordello da Goito nacque intorno all’anno 1200 a Goito, nei pressi di Mantova, da famiglia nobile ma povera.

Da giovane visse alla corte di Riccardo di San Bonifacio, signore di Verona e ne celebrò in versi la moglie Cunizza da Romano.
D’accordo con i fratelli di questa, Ezzelino e Alberto, nel 1226 Sordello la rapì o comunque ne favorì la fuga dalla casa del marito per riportarla al suo casato. Fu questo un  evento clamoroso, riportato da tutte le cronache e ricordato ampiamente anche nella lirica del tempo.

Alcuni anni più tardi, in seguito al matrimonio segreto con Otta degli Strasso, Sordello da Goito dovette fuggire anche dalla Marca Trevigiana (il territorio che si estendeva attorno alla città di Treviso); riparò in Provenza alla corte di Raimondo Berengario IV. Fu da questi insignito della nomina di cavaliere e gli donò alcuni feudi. In Provenza scrisse le sue liriche principali, divenendo il poeta trovatore più illustre della sua epoca.

Morto Raimondo, Sordello passò al servizio del genero di lui Carlo d’Angiò; lo seguì in Italia nella spedizione contro Manfredi. Da Carlo ricevette, come ricompensa per la sua fedeltà, feudi in Piemonte e in Abruzzo. Morì nel 1269.

Di Sordello da Goito, oltre a varie rime e a un poemetto di etica cavalleresca (Ensenhamen d’onor), si ricorda il Compianto per la morte di ser Blacatz, scritto intorno al 1237. Si tratta di una pungente satira politica in cui Sordello si rivolge sarcasticamente ai principi del tempo invitandoli a cibarsi del cuore del barone morto, per ereditarne quel valore e quel coraggio di cui essi erano invece privi.

Dante farà di Sordello il protagonista di un importante episodio del Purgatorio (canti VI, VII e VIII): Sordello da Goito, con il suo spontaneo scambio di abbracci con Virgilio («io son Sordello della tua terra»), offre a Dante lo spunto per la famosa invettiva: «Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!» (vv. 76-78 Purgatorio, canto VI). «Ahimè Italia schiava (serva), ricettacolo (ostello) di dolore, nave senza timoniere (nocchiere) in una grande tempesta, non più signora (donna) di province, ma prostituta (bordello).

Tra i trovatori italiani che poetarono in provenzale si ricordano, oltre a Sordello da Goito, anche Alberto Malaspina, Bartolomeo Zorzi, Lanfranco Cigala, Folchetto di Marsiglia (ma di origine genovese).