Tagore, vita e opere

Tagore nacque a Calcutta, il 7 maggio 1861, e morì a Santiniketan, presso Bolpur, Bengala, il 7 agosto 1941. Fu poeta, prosatore, drammaturgo, musicista e filosofo indiano.

Quattordicesimo figlio di un ricco brahmano di nobilissima famiglia, Tagore si formò in un’atmosfera permeata di poesia e aperta alle idee europee. Mandato in Inghilterra (1877-1880) a studiare diritto, vi si iniziò alla letteratura e alla musica occidentali. Nacquero così Le lettere di un viaggiatore in Europa (1881), cui seguirono due drammi musicali, Il genio di Vālmīku e La caccia tragica (1882) e, quasi contemporaneamente, le liriche dei Canti della sera e dei Canti del mattino (1882-1883).

Di singolare semplicità espressiva (anche là dove il tono diventa filosofico), tutta l’opera giovanile di Tagore rivela una profonda coscienza dell’antica saggezza indiana, alla quale egli rimase sostanzialmente fedele, anche se riuscì felicemente a conciliarla con il suo anelito al progresso e con la sua ammirazione per la cultura occidentale.

Nel 1883 sposò una fanciulla della sua casta e prese a viaggiare nel Bengala fino al 1901, anno in cui fondò la scuola “aperta e indiana” di Santiniketan, il cui metodo pedagogico mirava alla formazione armoniosa dell’individuo. Appartiene a tale periodo, fecondo di opere, il dramma Chitra (1894), inno di glorificazione alla bellezza ideale della donna, considerato uno dei suoi capolavori, anche se povero d’azione, come del resto quasi tutti i suoi lavori teatrali, quali Il re della camera scura e L’ufficio postale.

Nel giro di pochi anni perse il padre, la moglie, due figli e la cognata morta suicida ma le sventure familiari non gli impedirono di svolgere un’intensa attività di ordine sociale, né rallentarono il ritmo della sua produzione letteraria che, grazie alle traduzioni in inglese (eseguite dallo stesso Tagore), si diffuse presto in tutto l’Occidente.

Nel 1904, nel saggio politico Il movimento nazionale, si pronunciò in favore dell’indipendenza indiana. Nel 1905, pur rifuggendo da eccessi nazionalistici, condannò lo smembramento dell’India operato dagli inglesi e si prodigò per aiutare gli studenti allontanati dalle università per motivi politici. Nel 1915 ricevette il titolo di sir, ma vi rinunciò nel 1919, in seguito alla sanguinosa repressione inglese della ribellione nel Punjab.

Negli ultimi anni coltivò anche la pittura. Tra le sue moltissime opere ebbero grande risonanza la raccolte di liriche Offerta di canti, 1910; La luna crescente e il Giardiniere, 1913; i romanzi Gōra, 1910 e La casa e il mondo, 1919; il dramma La macchina, 1922; La religione dell’uomo, 1913 e l’autobiografia I miei ricordi, 1917. Nel 1913 gli fu assegnato il Premio Nobel per la raccolta di liriche Offerta di canti.