La zattera della Medusa
Théodore Géricault, La zattera della Medusa, 1818-1819, olio su tela, 491x716 cm, Parigi, Musée du Louvre

Dalla cronaca al quadro – Il 2 luglio 1816 una fregata francese, la Medusa, naufragò nell’Oceano Atlantico, al largo delle coste africane. A bordo c’erano circa 400 persone. Le scialuppe risultarono insufficienti, così venne costruita una zattera su cui vennero ammassati 149 naufraghi rimasti senza mezzo di salvataggio. Il cavo, che permetteva il traino della zattera da parte delle altre scialuppe, si ruppe e la zattera venne abbandonata a sé stessa. La zattera restò in balia delle onde per 12 giorni, durante i quali i moribondi vennero buttati in mare e la fame, la sete e la disperazione diedero origine a episodi di cannibalismo.

Théodore Géricault (1791-1824) studiò dal vivo malati, moribondi, e cadaveri; chiese agli amici di fargli da modelli per comporre la scena. Fra i modelli, l’amico pittore Eugène Delacroix: è l’uomo morto in primo piano a sinistra.

Géricault ne La zattera della Medusa colse l’attimo in cui i naufraghi videro lontana all’orizzonte la sagoma di una nave: era il brigantino Argus, che trasse in salvo solo 15 supersititi.

L’episodio suscitò viva emozione in Francia e il quadro, esposto al Salon nel 1819, scatenò vivaci proteste, per la durezza con cui l’accaduto era stato esposto. Bisogna ricordare il periodo storico in cui questa tela nacque. La Francia aveva da poco lasciato alle spalle due periodi storici che l’avevano profondamente segnata: la Rivoluzione Francese, prima, l’Impero napoleonico, poi. I Francesi in quegli anni vennero presi da un senso di sgomento e smarrimento. Così, volutamente o casualmente, La zattera della Medusa divenne la metafora di un naufragio che simbolicamente vide coinvolta tutta la nazione francese.

Analisi dell’opera – Ne La zattera della Medusa si scorge l’equilibrio tra andamenti pluridirezionali, che si sintetizzano nell’ascesa dei corpi dei sopravvissuti e nella zattera proiettata, per la forza del mare, verso l’osservatore.
Le figure compongono due impianti piramidali, che culminano rispettivamente nell’albero della vela e nell’uomo che, in alto, fa sventolare il drappo.

la zattera della medusa
Due sono le fonti di luce: la prima, da sinistra, determina un forte chiaroscuro, che accentua la drammaticità; la seconda, all’orizzonte, fa spiccare per contrasto le sagome delle figure in alto.
La gamma di colori è limitata: prevalgono i toni terrosi, accentuati da qualche tocco di rosso. Il colore è utilizzato in modo da aumentare il senso di orrore: sono da osservare il grigiore del mare e il pallore dei corpi senza vita.

Tutto ne La zattera della Medusa, i gesti, la vela, le onde, determina un senso di moto. La zattera, ormai alla deriva, si solleva sulle onde, mostrando quanto l’uomo sia piccolo rispetto alla forza della natura. All’orizzonte si scorge la sagoma di una nave: il quadro esprime dunque disperazione e insieme speranza, sentimenti contrastanti ma frequenti nella poetica romantica.