Verbi servili in Italiano: dovere, potere, volere

Quali sono i verbi servili in Italiano? Dovere, potere e volere sono i verbi servili più importanti. Sono detti “servili” perché sono “usati” per servire un altro verbo all’infinito. Ad esempio:

Io devo dire di no.
Io posso dire di no.
Io voglio dire di no.

Ma sono verbi servili anche verbi come sapere (= essere in grado di), osare, preferire e locuzioni verbali come essere solito, essere capace, essere in grado di. Ad esempio:

Antonio sa sciare molto bene.
Non oserò mai fargli una simile richiesta.

Nei tempi composti, i verbi dovere, potere e volere – quando sono usati come verbi servili – prendono preferibilmente l’ausiliare richiesto dal verbo che accompagnano. Ad esempio:

Paolo è partito presto. → Paolo è dovuto partire presto.
Ho studiato tutto il giorno. → Ho dovuto studiare tutto il giorno.

Questa norma, però, va perdendosi, e nell’uso vivo della lingua italiana l’ausiliare avere tende a espandersi sempre più ai danni dell’ausilare essere. Così ormai si dice e si scrive indifferentemente:

Antonio non è voluto venire. → Antonio non ha voluto venire.

L’ausiliare avere, tuttavia, è d’obbligo quando dovere, potere e volere sono servili del verbo essere: Non ho voluto essere noioso; Avresti potuto essere più gentile.

Gli altri verbi servili, invece, conservano lo stesso ausiliare che utilizzano come verbi autonomi: Sergio non ha osato venire; Il nonno la domenica è sempre stato solito andare in chiesa.

I verbi servili in analisi grammaticale

In analisi grammaticale vanno analizzati separatamente dal verbo che “servono”. Ad esempio:

Devo partire:
devo = voce del verbo dovere, 2ª coniugazione, indicativo, presente, 1ª persona singolare, verbo servile.
partire = voce del verbo partire, 3ª coniugazione, infinito, presente.

I verbi servili in analisi logica

In analisi logica la coppia verbo servile + infinito costituisce un predicato unico. Ad esempio:

devo partire = predicato verbale.