Alcibiade nella Guerra del Peloponneso

Alcibiade nacque ad Atene nel 450 a.C. circa. Nipote di Pericle, svolse un ruolo importante nella seconda parte della guerra del Peloponneso.

Eletto stratego nel 420 a.C., convinse l’assembela popolare ad accettare le richieste di aiuti di Segesta, una città siciliana allora in guerra con Siracusa, alleata di Sparta.

Nei piani di Alcibiade una spedizione vittoriosa in Sicilia, oltre a dare un duro colpo a Sparta, avrebbe permesso di estendere l’egemonia ateniese fin nel Mediterraneo occidentale. Ma la guerra in Sicilia, che durò dal 415 al 413 a.C., fu invece catastrofica.

Era accaduto che gli antagonisti politici di Alcibiade avevano poco prima della partenza danneggiato le erme (pilastri di marmo o di bronzo sormontati dal busto del dio Ermes che adornavano le vie della città) e sparso la voce che il responsabile del sacrilegio era Alcibiade. Egli fu allora privato del comando e costretto a un umiliante rientro in patria per discolparsi dalle accuse.

Decise invece di rifugiarsi a Sparta e di offrire i suoi servigi agli Spartani. Costoro acquisirono un consigliere di valore inestimabile, che conosceva alla perfezione i punti di forza e di debolezza dell’esercito ateniese. Rinforzi guidati dallo spartano Gilippo rafforzarono le difese di Siracusa, imbottigliarono la flotta ateniese nel porto e la distrussero.

Privo della flotta, l’esercito ateniese, guidato da Nicia (colui che nel 421 a.C. aveva stipulato la pace di Nicia) tentò una ritirata strategica nell’interno dell’isola, ma furono sorpresi e annientati (lo stesso Nicia venne ucciso). Solo pochi superstiti riuscirono a tornare in patria, mentre molti vennero venduti come schiavi o rinchiusi nelle latomie, le cave di pietra di Siracusa.

Venuto poi in urto con lo spartano Agide e sospettato dagli Spartani di tramare a favore di Atene, Alcibiade riparò presso il satrapo persiano Tissaferne.

Rientrato ad Atene, per acclamazione popolare, ottenne importanti vittorie militari, ma fu battuto dallo spartano Lisandro. Fu ritenuto responsabile dell’insuccesso e di conseguenza privato d’ogni potere. Alcibiade si ritirò allora esule in Tracia, poi in Frigia dove venne ucciso nel 404 a.C. con la complicità degli Spartani.