Amore e Psiche di Antonio Canova
Antonio Canova, "Amore e Psiche che si abbracciano", 1788-1793; marmo, 155x168 cm. Parigi, Museo del Louvre.

Il gruppo Amore e Psichie di Antonio Canova fu scolpito tra il 1788 e il 1793 per il colonnello inglese John Campbell. È una scultura suggestiva e armoniosa. Essa interpreta alla perfezione l’ideale della classicità, uno dei temi più importanti dell’arte del secondo Settecento.

Chi è Antonio Canova?

Antonio Canova è il maggior scultore del Neoclassicismo, celebrato anche all’estero.

Nacque il 1° novembre 1757 a Possagno, vicino a Treviso. Si formò come scultore prima a Venezia e poi a Roma. A Roma conobbe la scultura antica, rimanendo incantato dalla bellezza e dall’armonia classica. Qui entrò in contatto con gli intellettuali e gli artisti neoclassici. Tra questi ultimi, Bertel Thorvaldsen.

I principi neoclassici furono interpretati dal Canova con talento e perfezione. Ciò lo rese famoso in tutta Europa e le sue opere furono richieste da nobili, regnanti, papi e collezionisti.

Antonio Canova morì a Venezia il 13 ottobre 1822. Venne seppellito a Possagno, nel tempio da lui ideato, con il pronao del Partenone e l’interno del Pantheon.

Amore e Psiche di Antonio Canova – la descrizione

Amore e Psiche, i due giovani innamorati raffigurati da Antonio Canova, è un soggetto tratto dall’Asino d’oro dello scrittore latino Apuleio.

La coppia è raffigurata nell’attimo in cui il bacio di Amore sta per rianimare l’amata. Le braccia di Psiche si sollevano ad abbracciare l’amante creando una sorte di delicata cornice attorno alle due teste, mentre le ali spiegate del dio esaltano il senso del movimento. Essi sembrano sfiorarsi con delicatezza, mentre intrecciano i loro corpi.

L’opera richiese una lunga preparazione. Scrupoloso e abile, infatti, Antonio Canova lavorava con una particolare tecnica: egli realizzava in gesso il gruppo o la statua, che poi faceva tradurre nel marmo dai suoi assistenti secondo un complicato sistema di misurazioni.

I collaboratori si fermavano quando l’opera era prossima alla conclusione. Infatti gli ultimi strati del marmo venivano tolti dall’artista, che limava accuratamente le superfici e studiava gli effetti del chiaroscuro, trasformando il marmo in pelle morbida.

I critici del tempo dichiaravano che le sculture di Antonio Canova avevano la parvenza di «vera carne».