Case etrusche come erano fatte

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case etrusche

Le case etrusche tra i secoli IX-VIII a.C. erano delle capanne a pianta circolare; le dimensioni variavano tra i 40 e gli 80 metri quadrati. Erano costruite con canne o rami, a loro volta ricoperti di argilla per rendere le pareti impermeabili.

L’ossatura della costruzione consisteva in una struttura di pali di legno, ben piantati al suolo; il tetto, solitamente a doppio spiovente, era costituito da un’intelaiatura di legno ricoperta da frasche, con alcune aperture per consentire un’aerazione ottimale del vano interno; la porta d’ingresso era unica.

Questo modello abitativo si iniziò a modificare nel corso del VII secolo a.C. Gli influssi greci e orientali indussero infatti gli aristocratici a costruire delle dimore più complesse e lussuose, così da testimoniare il loro elevato rango sociale. Si passò così dalla capanna a pianta circolare alla casa vera e propria.

Lo schema delle case etrusche era questo: da una porta sulla strada si accedeva, attraverso un corridoio, a un cortile centrale. Si trattava di un vero e proprio atrio sui cui lati si affacciavano i diversi ambienti della dimora. L’atrio forniva luce e aria ai vani interni; esso ospitava una vasca rifornita di acqua piovana tramite gli spioventi dei tetti.

Gli ambienti più piccoli erano utilizzati come camere da letto e per le attività di servizio delle donne etrusche. Esse si dedicavano alla cura dei figli e alle occupazioni tipicamente domestiche, quali la preparazione dei cibi, la filatura, la tessitura.

Il vano più grande e importante era invece destinato a sala da pranzo e di ricevimento.

Nella sala da pranzo, i padroni di casa consumavano i pasti e s’intrattenevano con i loro ospiti. Stavano sdraiati, secondo le modalità del simposio greco, su letti di legno, di ferro o di bronzo. Questi letti erano spesso lussuosamente decorati e coperti da materassi e cuscini rivestiti con stoffe preziose, dai colori vivaci. Piccoli sgabelli poggiapiedi, tavoli e tavolini per deporre i cibi e le bevande completavano l’arredo della sala.

Questo tipo di abitazione fu adottato anche nel mondo romano e per diversi secoli costituì il modello dell’edilizia domestica dei ceti medio-alti. Molte case di Pompei sono infatti derivate diettamente dall’esempio etrusco.

Case come queste appartenevano, come si è detto, a famiglie benestanti; erano la dimora di un solo nucleo familiare, composto in genere dai coniugi, dai loro figli e dai servi. I servi si raccoglievano abitualmente nell’atrio, così da essere disponibili al richiamo dei padroni, ma abbastanza lontani da non disturbarli.