La donna etrusca - Sarcofago degli sposi, 520 a.C. Da Cerveteri, Museo Nazionale di Villa Gulia, Roma.
La donna etrusca - Sarcofago degli sposi, 520 a.C. Da Cerveteri, Museo Nazionale di Villa Giulia, Roma.

La donna etrusca aveva un posto di tutto rispetto nella società: presso gli Etruschi, infatti, non esisteva una separazione netta tra i sessi, né nella vita di tutti i giorni né nelle occasioni pubbliche.
Tale separazione era invece rigida nella cultura romana arcaica e in quella greca (la donna ateniese, per esempio, viveva confinata in una zona riservata della casa).
Per i greci e per i romani era quindi inconcepibile la libertà di cui godeva la donna etrusca ed essi giudicavano fuori luogo il suo comportamento.

Qual era l’origine di questo contrasto tra la realtà etrusca e l’opinione dei greci e romani?
Tanto per cominciare la donna etrusca godeva di una posizione sociale più forte di quella della donna romana e greca (Sul sito di Studia Rapido leggi anche La donna spartana). Lo possiamo constatare facendo un confronto tra l’onomastica romana e quella etrusca. Nell’onomastica romana al prenome (il nome personale, ad esempio Marcus), al nome gentilizio (cioè il nome della gens di appartenenza) e al cognome (una sorta di soprannome) si aggiungeva il patronimico, cioè il prenome del padre. Un esempio tipico è il seguente: Marcus (prenome), Tullius (nome gentilizio), Cicero (cognome), Marci filius (il patronimico, figlio di Marco). Nell’onomastica etrusca al patronimico veniva aggiunto anche il matronimico.

A scandalizzare i greci e i romani c’erano poi i comportamenti che la donna etrusca teneva in pubblico. Essa, alla pari degli uomini, era presente alle feste, ai giochi, alle danze, alle gare atletiche, ma soprattutto prendevano parte tutte, non solo le cortigiane, ai banchetti sdraiate accanto al marito o a un convitato (Aristotele afferma che «gli etruschi banchettano con le loro mogli, sdraiati sotto la stessa coperta»). Ce lo confermano i monumenti sepolcrali e gli affreschi in cui la donna etrusca compare accanto al suo sposo.

La donna etrusca - Sarcofago degli sposi, 520 a.C. Da Cerveteri, Museo Nazionale di Villa Gulia, Roma.
La donna etrusca – Sarcofago degli sposi, 520 a.C. Da Cerveteri, Museo Nazionale di Villa Giulia, Roma.

Il sarcofago degli sposi è uno degli esempi più famosi della scultura etrusca. Esso ritrae marito e moglie distesi, l’uno accanto all’altro, su un klinè, tipico letto da banchetto. I due coniugi sono ripresi in un atteggiamento affettuoso; questo elemento è sottolineato dal gesto del marito che cinge con un braccio le spalle della moglie, volto anche a sottolineare il legame paritario che li aveva uniti in vita: una posizione sociale assolutamente inconcepibile nella società greca e romana arcaica.

La donna etrusca curava particolarmente il proprio aspetto. Ce lo confermano le pitture di molte tombe: la donna etrusca è raffigurata in pose eleganti e disinvolte, adorna di vesti preziose e di gioielli; nelle necropoli, inoltre, sono stati rinvenuti numerosissimi pettini, fibbie, gioielli, vasetti di creme, bottigliette di profumo, specchi di bronzo finemente lavorati.

In molti casi gli specchi ritrovati nelle sepolture femminili recano i nomi dei personaggi raffigurati e talvolta anche quello della proprietaria dell’oggetto. È presumibile allora che la donna etrusca, se non altro quelle appartenenti ai ceti elevati, fosse in grado di leggere.