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Constitutio de feudis sancisce l’ereditarietà dei feudi minori

Constitutio de feudis sancisce l'ereditarietà dei feudi minori

La Constitutio de feudis sancisce l’ereditarietà dei feudi minori. A promulgarla è Corrado II il Salico (990 ca-1039), imperatore del Sacro Romano Impero, il 28 maggio 1037, a Milano.

Pose sullo stesso piano vassalli e valvassori. Inoltre, da questo momento, i vassalli minori potevano essere giudicati da loro pari e soprattutto trasmettere i loro diritti di feudo ai propri figli, anche in caso di donne e minori.

La Constitutio de feudis porta a compimento i principi sulla trasmissione ereditaria sanzionata dal Capitolare di Quierzy

La Constitutio de feudis porta a compimento i principi sulla trasmissione ereditaria, già sanzionata dal Capitolare di Quierzy, estendendo ai vassalli minori i benefici di cui godevano i grandi feudatari del sovrano.

Attraverso questo provvedimento l’imperatore Corrado II intendeva assicurarsi l’appoggio dei vassalli minori nella sua lotta contro i grandi feudatari. Voleva recuperare su di essi l’autorità che i suoi predecesssori avevano perduto.

Gli effetti del provvedimento

In realtà la Consititutio non solo non permise a Corrado di realizzare il proprio progetto di restaurazione del potere imperiale, ma provocò una disgregazione ancora maggiore dell’unità politica dell’impero.

I grandi feudatari infatti persero di fatto il controllo sui loro sottoposti e l’Europa si trovò frammentata in una moltitudine di domini feudali. Questi rivendicavano la propria indipendenza; spesso erano in lotta tra loro; continuamente in conflitto con i sovrani che in ogni modo tentavano di imporsi, spesso con l’uso della forza, a feudatari piccoli e grandi.