democrito
"Eraclito e Democrito", Bramante, 1477, affresco trasferito su tela, Milano, Pinacoteca di Brera

Democrito nasce ad Abdera attorno al 460-459 a.C.
Contemporaneo di Socrate e dei suoi primi discepoli, quali Platone, muore piuttosto anziano, probabilmente centenario. Della sua vita si sa poco, eccetto aneddoti e leggende.

Democrito cresce tra agi e ricchezze, prima di rinunciare a parte dei suoi beni per dedicarsi agli studi e ai viaggi.
Sembra sia giunto in Egitto, in Etiopia e in India. E ovviamente ad Atene.

Democrito, sebbene riprendi la tesi di Parmenide della superiorità della conoscenza razionale su quella sensibile, definendo la prima genuina, la seconda oscura, ne difende la reciproca continuità e implicanza.

Allievo di Leucippo di Mileto, Democrito fu cofondatore dell’atomismo. Secondo l’atomismo di Democrito, il compito dell’intelletto consiste nel dar ragione di ciò che i sensi si limitano ad attestare.

L’atomismo identifica l’essere con il pieno e in ultimo con la materia e il non essere con il vuoto e, quindi, con lo spazio in cui la materia si muove.

La materia è costituita, poi, da atomi – da qui, la definizione di atomismo – particelle ultime della materia, indivisibili.

Democrito – e in generale gli atomisti, che nella sua figura vengono indentificati – è giunto al concetto di atomo per via teorica. Una deduzione che deriva dalla riflessione sulle teorie di Zenone: Democrito e gli atomisti affermano che la divisibilità all’infinito vale solo in campo logico-matematico, mentre in campo reale a furia di dividere la materia, la realtà si dissolverebbe nel nulla, giungendo alla non-materia; non si spiegherebbe, poi, come dal nulla possa derivare la materia così come dalla somma di più zeri non si arriva ad un numero qualsiasi.
E’ necessario, perciò, ammettere l’esistenza degli atomi, in qualità di costituenti ultimi della materia, particelle minime non ulteriormente decomponibili.

Gli atomi di Democrito sono pieni, immutabili, ingenerati ed eterni. Non si distinguono per aspetti qualitativi, ma esclusivamente per quelli quantitativi della forma geometrica e della grandezza.

Gli atomi volteggiano nel vuoto – dedotto anch’esso razionalmente: se c’è il movimento, sostiene Democrito, deve esserci per forza il vuoto- in modo caotico e in tutte le direzioni e urtandosi si aggregano. Il movimento degli atomi è detto da Democrito insito nella materia e si parla, perciò, di ilozoismo.

Come gli atomi anche i mondi sono infiniti e nascono e muoiono continuamente: esistono mondi con più soli, mondi con più lune, mondi senz’acqua e, quindi, senza esseri viventi, ma anche mondi simili al nostro. Anche l’universo è di conseguenza infinito.

Democrito afferma la materia come eterna, riprendendo il postulato eleatico (si parla di Parmenide e di Zenone, ad esempio) nulla viene dal nulla e nulla ritorna al nulla.

Conseguenza della fisica di Democrito è che l’atomismo rappresenta la prima forma radicale di materialismo, concezione secondo cui la materia costituisce l’unica sostanza e l’unica causa delle cose.
Dal materialismo deriva l’ateismo: pur ammettendo l’esistenza degli dei, Democrito ritiene che alla base dell’universo non ci sia alcuna intelligenza – alcune fonti, infatti, dicono che Democrito fosse solito prendersi gioco di Anassagora e del suo noùs.

Collegato al materialismo e all’ateismo è necessariamente il meccanicismo, che si pone come superamento del finalismo: la visione di un mondo come una sorta di grande macchina e più in generale l’indagine volta a scoprire le cause meccaniche al di là di fini o di scopi prestabiliti, come è proprio del finalismo.

Il meccanicismo sfocia, però, nel determinismo, teoria secondo cui tutto ciò che avviene presuppone una serie di cause che lo ha prodotto.

Il determinismo annulla in un certo senso la libertà umana e sarà questo uno dei problemi che Epicuro, riprendendo la filosofia di Democrito in età ellenistica, si preoccuperà di risolvere.

Dante Alighieri cita Democrito di Abdera nel Canto IV dell’Inferno (la prima delle tre cantiche della Divina Commedia) al verso 136 «Democrito, che ‘l mondo a caso pone».