Io m’aggio posto in core a Dio servire sonetto in siciliano illustre di Giacomo da Lentini (1210-1260), considerato il padre del sonetto e caposcuola della Scuola siciliana.
Segue il testo, la parafrasi, il riassunto e la spiegazione, l’analisi del sonetto.
Testo
Io m’aggio posto in core a Dio servire,
com’io potesse gire in Paradiso,
al santo loco ch’aggio audito dire,
u’ si mantien sollazzo, gioco e riso.
Senza mia donna non vi voria gire,
quella c’ha blonda testa e claro viso,
ché sanza lei non poteria gaudere,
estando da la mia donna diviso.
Ma no lo dico a tale intendimento,
perch’io peccato ci volesse fare;
se non veder lo suo bel portamento
e lo bel viso e ‘l morbido sguardare:
ché io mi teria in gran consolamento,
veggendo la mia donna in ghiora stare.
Parafrasi
Io mi sono ripromesso di servire Dio in modo da
poter andare in Paradiso, in quel luogo santo
di cui ho sentito parlare, dove durano in
eterno piacere, divertimento e allegria.
Non vorrei andarci senza la mia donna, quella
che ha i capelli biondi e il viso luminoso, perché
senza di lei non potrei essere felice,
essendo separato dalla mia donna.
Ma non lo dico con l’intenzione di voler commettere
peccato con lei, ma solo per osservare il suo
contegno virtuoso,
e il bel viso e il soave sguardo: perché sarebbe
per me una grande consolazione
veder la mia donna stare nella gloria di
Dio.
Riassunto e spiegazione: il poeta dice di voler servire Dio per andare in Paradiso, luogo di eterno piacere, divertimento e allegria. Però non ci vuole andare senza la sua donna, perché la sua assenza renderebbe insopportabile qualsiasi luogo, anche il Paradiso. Precisa che egli la vuole in Paradiso non per peccare, ma per poterne ammirare il bell’aspetto e la nobiltà d’animo: sarebbe una grande consolazione poterla vedere nella gloria dei cieli.
Analisi
Il sonetto (di cui lo stesso Giacomo da Lentini è considerato l’inventore) si compone di 14 versi endecasillabi, ripartiti in quattro strofe: 2 quartine e 2 terzine. Le rime sono alternate nelle quartine (ABAB, ABAB) e invertite nelle terzine (CDC, DCD). Sono presenti rime siciliane: servire (v.1), dire (v.3), gire (v.5), gaudere (v.7). La lingua utilizzata è il siciliano illustre, cioè un siciliano nobilitato dalle lingue auliche del tempo: il latino e il provenzale.

