Ippolito Nievo (1831-1861)
Ippolito Nievo (1831-1861)

Ippolito Nievo nasce a Padova il 30 novembre 1831 da famiglia borghese.

Ancora studente di liceo, partecipa ai moti del ’48, che costeranno anche a suo padre il trasferimento da Padova a Udine. Contemporaneamente dà inizio alla sua attività letteraria.

Nel 1855 si laurea in Legge all’Università di Padova. Il padre, avvocato, vuole avviarlo alla carriera forense, ma Ippolito Nievo sceglie di non esercitare la professione per non fare atto di sottomissione al governo austriaco.

Aderisce, infatti, alle idee di Mazzini e si arruola tra i volontari di Garibaldi, partecipando alla Seconda guerra d’indipendenza (1859). L’anno successivo, 1860, prende parte alla spedizione dei Mille, al termine della quale gli verrà conferito il grado di colonnello.

Incaricato di raccogliere i documenti dell’amministrazione garibaldina, che dovevano dimostrare l’infondatezza delle accuse mosse contro di essa da alcuni ambienti di governo sabaudi, la mattina del 4 marzo 1861 Ippolito Nievo lascia la Sicilia a bordo del vecchio piroscafo postale Ercole diretto a Napoli. Non vi giunse mai: la nave, sorpresa in mare da una tempesta, sparì senza lasciare traccia, né si avranno mai indizi certi del relitto. Insieme a Ipollito Nievo e ai documenti che trasportava scomparvero nelle acque del mar Tirreno altre 79 persone.

Nonostante la sua breve esistenza, Ippolito Nievo (1831-1861) visse con straordinaria intensità gli anni cruciali del Risorgimento, di cui ha lasciato preziosa testimonianza nei suoi scritti. Ha scritto versi (Le lucciole, 1855-57; Amori garibaldini, 1860), romanzi (Angelo di bontà, 1855; Il conte pecoraio, 1857; Il varmo, 1855-56), racconti (Novelliere campagnolo, 1855-56).

Dopo l’esperienza della Guerra d’indipendenza scrisse anche due saggi politici, Venezia e la libertà d’Italia e il Frammento sulla rivoluzione nazionale. Interessante è soprattutto il secondo, in cui Ippolito Nievo – figura di spicco per l’impegno politico diretto, la passione civile, la lucidità di giudizio – denuncia i limiti del Risorgimento nella sostanziale estraneità dei ceti rurali alle istanze unitarie.

Il capolavoro di Ippolito Nievo è però il romanzo Le confessioni d’un Italiano, considerato l’opera più significativa apparsa tra la pubblicazione dei I Promessi sposi di Alessandro Manzoni e I Malavoglia di Giovanni Verga.