Isaac Newton, ritratto di sir Godfrey Kneller (1689)
Isaac Newton, ritratto di sir Godfrey Kneller (1689).

Con Isaac Newton la rivoluzione scientifica iniziata da Copernico e da Galilei perviene al suo compimento, sia sul piano del metodo sia su quello dei contenuti, giungendo a delineare quell’immagine dell’universo che è divenuta familiare all’uomo moderno e che dopo Einstein si è soliti chiamare “fisica classica”.

L’importanza di Isaac Newton non è solo scientifica, ma anche filosofica e culturale, poiché egli ha plasmato di sé un’intera epoca del pensiero umano, diventando un punto di riferimento imprenscindibile del sapere dei moderni.

Isaac Newton nacque a Woolsthorpe (Contea di Lincoln) in Inghilterra il 25 dicembre del 1642, lo stesso anno della morte di Galilei.
Nel 1661 entrò al Trinity College di Cambridge, dove ebbe come maestro il matematico Isaac Barrow.

Tra il 1665 e il 1667 un’epidemia di peste lo costrinse ad abbandonare Cambridge e a ritornare a Woolsthorpe. Risale a quest’epoca la leggenda diffusa da Voltaire: essa vuole che l’idea della gravitazione sia venuta in mente a Isaac Newton osservando la caduta di una mela da un albero, circostanza che lo avrebbe indotto a domandarsi che cosa sarebbe accaduto se la mela fosse caduta da un albero alto quanto la Luna dista dalla Terra.

Rientrato a Cambridge, Isaac Newton conseguì i suoi gradi universitari e nel 1669 successe al maestro nella cattedra di matematica. Cominciò allora il periodo più fecondo per le sue scoperte. Si occupò dapprima di ottica e concepì quel telescopio a riflessione che ancora oggi reca il suo nome.
Divenuto membro della Royal Society di Londra, Newton comunicò a questo sodalizio un’altra scoperta, quella delle varie rinfrangibilità dei raggi che costituiscono la luce bianca. Isaac Newton fu il primo a intuire che la luce non è bianca come ci appare, ma è formata da un fascio di luce di sette colori (rosso, arancione, giallo, verde, blu, indaco e violetto), che prende il nome di spettro luminoso della luce. Questa scoperta fu accolta con critiche spesso violente; tuttavia essa si sarebbe rivelata di enorme importanza per la scienza.

Isaac Newton

La conoscenza dell’opera dell’astronomo olandese Christiaan Huygens (1629 – 1695) intitolata Horologium oscillatorium (1673) lo indirizzò allo studio della gravitazione. Furono anni di intenso lavoro, che misero capo a una delle opere più grandi della scienza di tutti i tempi: Philosophiae naturalis principia mathematica ( Principi matematici della filosofia naturale), comunemente chiamati Principia. In essa Isaac Newton enunciò le leggi della dinamica e la legge di gravitazione universale.
L’opera fu pubblicata il 5 luglio 1687 a spese dell’astronomo Edmund Halley.

Dal 1689 al 1690 Isaac Newton fu deputato al Parlamento. Egli difese in questa carica i principi di libertà religiosa e civile.

Un grave attacco di nevrastenia lo colpì nell’autunno del 1692 e lo tenne lontano dagli studi per circa diciotto mesi.
Nel 1694 il suo amico Lord Halifax lo nominò ispettore della Zecca di Londra, della quale in seguito divenne, fino alla morte, il direttore.

Nel 1699 fu nominato membro straniero dell’Accademia delle Scienze di Parigi e nel 1703 fu eletto presidente della Royal Society di Londra.

Nel 1705, in occasione di una visita della regina Anna all’Università di Cambridge, gli venne conferito il titolo di Sir, di cui Newton amò sempre fregiarsi.

A ottant’anni, nel 1722, Isaac Newton subì un primo attacco di calcolosi; un altro attacco lo condusse alla morte il 20 marzo del 1727.
Una tomba sontuosa gli fu eretta nell’abbazia di Westminster, dove sono sepolti i re d’Inghilterra.

Nel corso della sua vita Newton aveva pubblicato, oltre ai Principi matematici, l’Ottica (1704) e l’Arithmetica universalis (1707). Gli opuscoli matematici che egli aveva comunicato privatamente ad altri studiosi e vari scritti filologici e filosofici furono pubblicati dopo la sua morte.