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La Donazione di Costantino (Constitutum Costantini) è giustamente considerata il più famoso falso nella storia della Chiesa cattolica. Con questo atto, recante data 30 marzo 315, l’imperatore Costantino I (274-337), primo imperatore a convertirsi al cristianesimo e a porre fine alle persecuzioni con l’editto di Milano del 313, nello stabilire la capitale a Costantinopoli, avrebbe donato a papa Silvestro I (314-335) e ai suoi successori Roma, l’Italia e l’intero Impero romano d’Occidente, riservando per sé il governo della parte orientale dell’Impero.

Inoltre, stabiliva: la sovranità del pontefice su tutti i sacerdoti del mondo; la superiorità del potere papale sul potere imperiale, concedendo simboli e onori imperiali al papa; il primato del Vescovo di Roma sulle chiese patriarcali orientali (Costantinopoli, Alessandria d’Egitto, Antiochia e Gerusalemme), posizionando Roma come centro della cristianità.

Costantino avrebbe compiuto questo gesto dopo essere guarito dalla lebbra grazie al battesimo che gli avrebbe conferito papa Silvestro I.

La falsa natura della Donazione di Costantino

In realtà, il documento che attestava questa donazione era opera di una contraffazione avvenuta oltre quattrocento anni dopo la morte dell’imperatore Costantino, quando in Italia si andava consolidando lo Stato pontificio.

La cosiddetta Donazione di Costantino fu fabbricata probabilmente dalla Curia romana alla metà dell’VIII secolo, per dare una giustificazione agli accordi che il papato si preparava a stringere con i Franchi, allo scopo di ottenerne l’aiuto contro i Longobardi decisi a intraprendere una politica espansionistica in Italia.

Questa falsa donazione serviva quindi a fornire una inoppugnabile base legale al potere temporale del papato e alle sue aspirazioni egemoniche. Permise alla Chiesa medievale di accumulare ricchezze per secoli e di costituire il patrimonio fondiario più grande di tutta l’umanità.

Chi dimostrò la falsità della Donazione di Costantino?

La contestazione di Ottone III

Sospetti sulla sua autenticità furono avanzati periodicamente. Intorno all’anno 1000, ad esempio, l’imperatore Ottone III, nel contesto del suo ambizioso progetto di restaurazione dell’Impero romano (Renovatio Imperii Romanorum) ne contestò la validità, data la sua volontà di opporsi al potere temporale della Chiesa.
Fu però solo una breve fase e per tutto il Basso Medioevo nessuno mise più in dubbio la validità della Donazione.

La critica di Dante Alighieri alla Donazione di Costantino

Dante Alighieri (1265-1321), come tutti i suoi contemporanei, vi credeva fermamente. Tuttavia, Il Sommo Poeta nella Divina Commedia e nel trattato politico De Monarchia criticò duramente la “donazione”.
Ne contestò la legittimità giuridica, sia da parte del donatore, cui non era lecito cedere parte dell’Impero assegnatogli da Dio, sia da parte del beneficiario, cioè la Chiesa, essendo questa basata sulla povertà impostale da Cristo stesso, mentre con questo lascito venne dotata di beni e di potere temporale, con conseguenze distruttive sull’ordine del mondo.

Le contestazioni di Niccolò Cusano

Nel 1433 il grande umanista tedesco Niccolò da Cusa, detto Cusano (1401-1464), nel trattato De concordantia catholica formulò forti riserve sulla autenticità della donazione, il documento su cui si fondava il potere temporale del Papato.

Lorenzo Valla dimostra la falsità della Donazione di Costantino

Fu solo con il celebre trattato De falso credita et mentita Constantini donatione (Sulla falsamente creduta e smentita donazione di Costantino), scritto nel 1440 dal grande umanista italiano Lorenzo Valla (1407-1457), che la questione fu affrontata sistematicamente e risolta.

Lorenzo Valla e la Falsa Donazione di Costantino

Lorenzo Valla analizzò la lingua e lo stile del documento, dimostrando in modo certo che il latino utilizzato nel testo non era compatibile con l’età dell’imperatore Costantino I (IV secolo), ma era stato scritto molto più tardi. Presentava anche errori di contenuto, come il riferimento a Costantinopoli, fondata nel 330 e quindi dopo l’atto di donazione.

L’umanista Lorenzo Valla è molto netto, non solo nel rimarcare la falsità del documento ma anche nell’evidenziare le colpe del Papato, che lo sfruttò per i suoi fini politici. Ecco un passo molto significativo del saggio: «I papi per tanti secoli non compresero la falsità della donazione di Costantino, o crearono essi stessi il falso. Altri, seguendo le orme degli antichi pontefici, difesero come vera quella donazione che sapevano falsa, disonorando la maestà del Papato».

L’impatto politico

Il colpo per l’immagine della Chiesa e per le sue aspirazioni politiche fu duro. Infatti, veniva meno un importante sostegno giuridico a giustificazione delle aspirazioni secolari del papato.

Il trattato diede grande celebrità al suo autore, un intellettuale ancora giovane ma già molto conosciuto. Il trattato di Lorenzo Valla, tuttavia, venne pubblicato solo nel 1517 e in ambiente protestante; la Chiesa cattolica nel 1559, nell’ambito della Controriforma, lo inserì nell’Indice dei libri proibiti in quanto ritenuto pericoloso per la fede.

Ci vollero diversi secoli affinché la dimostrazione della falsità della Donazione di Costantino venisse accettata in ambito accademico.

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