La Pentecoste di Manzoni: parafrasi, analisi

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La Pentecoste di Manzoni. Parafrasi, analisi, commento

La Pentecoste di Manzoni: parafrasi, analisi, commento.

La Pentecoste di Alessandro Manzoni è l’ultimo degli Inni Sacri composti l’indomani della sua conversione, allo scopo di celebrare poeticamente le solennità liturgiche più importanti del calendario cristiano.

In origine, infatti, Manzoni aveva pensato di comporre dodici inni, uno per ogni festività dell’anno liturgico; successivamente, però, il progetto venne interrotto dopo la stesura dei primi cinque: La Risurrezione, 1812; Il Nome di Maria, 1812-1813; Il Natale, 1813; La Passione, 1815; La Pentecoste, 1817-1822; e l’abbozzo del sesto Ognissanti.

La Pentecoste è la festa liturgica che celebra la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli cinquanta giorni dopo la risurrezione di Cristo (in greco pentecostós significa appunto cinquantesimo), per conferire loro la facoltà di predicare a tutti i popoli e di essere intesi nonostante la diversità delle lingue.

L’inno celebra appunto questo importante momento della storia del cristianesimo, ma la celebrazione non si riduce alla semplice rievocazione o all’esaltazione di quel grandioso evento. Infatti, per Manzoni, il rinnovamento operato dalla discesa dello Spirito Santo non è soltanto un fatto del passato, ma deve ripetersi sempre nella storia e deve operare ogni giorno e ogni istante nella vita degli uomini, perché solo così potrà realizzarsi veramente il significato più profondo del messaggio cristiano.

La Pentecoste di Manzoni si articola in tre parti profondamente coerenti e fuse tra loro:

  • nella prima parte (vv. 1-48) è descritto lo spazio ristretto e remoto del Cenacolo, dove il primo nucleo della Chiesa vive nascosto e timoroso, fino alla discesa dello Spirito Santo;
  • nella seconda parte (vv. 49-80) lo sguardo si amplia a rappresentare la predicazione a tutti gli uomini del un nuovo messaggio di libertà, amore e uguaglianza;
  • nella terza parte (vv. 81-144) l’inno esplode in una preghiera che si leva da ogni parte del mondo e in cui lo Spirito Santo è invitato a scendere e a operare per la salvezza di tutti gli uomini.

Comunque si voglia giudicarlo, l’inno costituisce certamente il risultato più significativo della volontà di Manzoni di esprimere la dimensione universale del messaggio cristiano e di esaltare il valore perenne della fede.

Metrica La Pentecoste di Manzoni si compone di 18 strofe di otto settenari unite a due a due dall’identità dell’ultimo verso. In ogni strofa, il primo, il terzo e il quinto verso sono sdruccioli; il secondo e il quarto sono piani e rimano tra loro; il sesto e il settimo, piani, sono uniti dalla rima baciata; l’ultimo verso, infine, è tronco e rima come si è detto con il corrispondente della strofa successiva. Lo schema delle rime è ABCBDEEF-GHIHLMMF.

La Pentecoste di Manzoni parafrasi

vv. 1-16 Madre… altar: [O Chiesa] madre dei Santi; figura (immagine) [terrena] della città di Dio (superna) [: il Paradiso]; conservatrice in eterno (eterna) del Sangue immortale (incorruttibile) [di Cristo]; tu che da tanti secoli soffri, combatti e preghi; che estendi (spieghi) il tuo operato (le tue tende) da un oceano all’altro (dall’uno all’altro mar) [: per tutta la terra]; campo [di battaglia] di quelli (quei) che sperano [nella salvezza eterna]; Chiesa del Dio vivente; in quale luogo ti nascondevi, quando Cristo, tratto a morte dai malvagi, arrossò con il suo sangue le zolle del Golgota, su cui si compì il suo sacrificio per la redenzione degli uomini?

vv. 17-40 e allor… aprì: E nel momento in cui (allor) il corpo (spoglia) di Cristo (diva=divina) uscito dalle tenebre [della morte: risorto] emise (mise) il possente (potente) respiro (anelito) della vita eterna (seconda); e quando, offrendo se stesso (in man recandosi) quale prezzo per il perdono [degli uomini], salì da questa terra (polve=polvere) al regno (trono) del Padre (Genitor) [: il Paradiso]; [o] compagna del suo dolore (gemito), consapevole (conscia) dei suoi misteri, tu, frutto (figlia) eterno (immortal) della sua vittoria [sul peccato], dov’eri? Solamente (sol) attenta (vigile) [a proteggerti], nelle tue paure (in tuo terror), sicura (secura) solo se dimenticata (sol nell’obblio), stavi [rinchiusa] nel cenacolo (in riposte mura) fino a quel giorno () sacro [: la Pentecoste], [giorno] in cui (quando) su te discese lo Spirito rigeneratore (rinnovator) e riaccese (accese) nella tua [mano] destra la fiamma (fiaccola) mai consumata (inconsunta) [della fede]; [lo Spirito Santo] ti collocò [in alto come] su un monte [quale] guida (segnal) dei popoli e fece scaturire (aprì) nelle tue labbra (labbri) la sorgente (il fonte) della parola [di Dio].

vv. 41-48 Come… l’udì: Come la luce colpisce (piove) veloce (rapida) tutte le cose (di cosa in cosa), e dovunque si posi (riposa) rende vivi (suscita) i vari colori; così (tal) la parola (voce) dello Spirito Santo (Spiro) [che parlava tramite gli apostoli] risuonò nelle lingue più diverse (moltiplice): arabi (l’Arabo), parti (il Parto), siriani (il Siro) la udirono (l’udì) [ciascuno come pronunciata] nella propria lingua (in suo sermon).
Si conclude qui la prima parte dell’inno, relativa alla descrizione dell’evento sacro. La similitudine della «luce» serve a evidenziare, con naturalezza ed efficacia, il miracolo della trasformazione di quei semplici uomini di Galilea, quali erano gli Apostoli, in predicatori poliglotti dal fascino irresistibile. La scelta di impiegare, per ricordare il miracolo, proprio l’immagine della «luce» può essere stata determinata dall’uso di metafore luminose per indicare Dio, in uso presso i primi scrittori cristiani. L’accenno conclusivo a popoli diversi, esemplificati in alcuni popoli dell’Oriente (sineddoche), allude all’universalità del messaggio evangelico, che penetra e permea nel profondo ogni uomo con la perentorietà della «luce».

vv. 49-54 Adorator… ritorni: O pagano idolatra (adorator degl’idoli), sparso per tutta la terra (ogni lido), volgi lo sguardo a Gerusalemme (Solima), ascolta (odi) quella santa esortazione (grido) [dello Spirito Santo]: il mondo (terra), stanco del culto pagano (vile ossequio), ritorni a [adorare] Dio (Lui).

vv. 55-64 e voi… vi sta: E voi [madri], che date la vita (aprite i giorni) a (di) una generazione (età) più felice, spose, che (cui) l’improvviso movimento (balzar) del peso (pondo) [: il figlio] nascosto (ascoso) [nel vostro grembo] sveglia (desta); voi [che siete] ormai (già) prossime (vicine) a schiudere (sciogliere) il [vostro] grembo nel dolore (doloroso) [del parto]; non rivolgete (sollevate) le vostre preghiere (canto) alla falsa (bugiarda) protettrice delle nozze (pronuba) [: Giunone]: [perché] il figlio (quel) che è nel vostro grembo (nel sen vi sta) cresce consacrato (serbato) a Dio (Santo).

vv. 65-72 Perché… pensò?: Perché la schiava, baciando i [suoi] bambini (pargoli), continua a sospirare (ancor sospira)? e guarda (mira) con invidia (invidiando) le madri (il sen) che allattano (nutre) [figli] liberi? Non sa che il Signore porta (solleva) con sé (seco) i poveri (miseri) nel (al) regno [dei cieli] [e] che con il sacrificio della croce (nel suo dolor) ha provveduto (pensò) a tutti gli uomini (figli d’Eva)?
In questi versi è sintetizzato il concetto manzoniano di libertà: la vera libertà, l’unica che ogni uomo debba desiderare, è la libertà spirituale dal peccato.

vv. 73-80 Nova… non può: Dio (i cieli) proclama (annunziano) [oggi] una nuova libertà (franchigia) e un’umanità (genti) rinnovata (nove); un nuovo genere (nove) di conquiste [: quelle spirituali] e [una nuova idea di] gloria, conquistata (vinta) in prove più valorose (belle); una nuova pace [: quella interiore della coscienza], insensibile (immobile) alle minacce (terrori) e alle false (infide) promesse (lusinghe), che il mondo può deridere (irride), ma che non può portar via (rapir).
Finisce qui la seconda parte dell’inno in cui si sono illustrate le conseguenze della discesa dello Spirito sulla terra. Parola chiave di questi versi è l’aggettivo «nova» che ricorre all’inizio dei vv. 73, 75, 77 (anafora) e alla fine del v. 74 (chiasmo). Particolarmente espressivo risulta il netto stacco interposto tra il «nova» del v. 77 e il sostantivo «pace» (iperbato), che conferisce all’idea della pace, quella dell’anima, il ruolo che le compete.

vv. 81-89 O Spirto!… T’imploriam!: Oh Spirito [Santo]! noi ti imploriamo inginocchiati (supplichevoli) ai tuoi maestosi (solenni) altari; soli per boschi (selve) inospitali (inospite); vagando (vaghi) in mari deserti; dalle Ande ghiacciate (algenti) al Libano, dall’Irlanda (d’Erina) alla montuosa (irta) Haiti, dispersi (sparsi) per tutta la terra (tutti i liti) ma [resi] uno (uni) nei sentimenti (di cor) per opera tua (per Te)!
La terza e ultima parte dell’inno che inizia con questi versi è una lunga invocazione allo Spirito perché torni sulla terra, così come ha fatto nel giorno di Pentecoste. (Dall’Ande… Haiti: luoghi solitari e ostili, che indicano la vastità della terra).

vv. 89-96 placabile… vincitor: Spirito disposto al perdono (Placabile), discendi ancora, benevolo (propizio) verso i tuoi fedeli (cultor), [ma] benevolo [anche] verso chi Ti ignora; scendi per rigenerare (e ricrea) [le anime]; dà nuova vita (rianima) ai cuori uccisi (estinti) dal dubbio; e per chi si è lasciato vincere (ai vinti) [dalla fede], [lo Spirito] vincitore si conceda (sia) [come] divina ricompensa (mercede).

vv. 97-112 Discendi… altor: Discendi [sugli uomini], Spirito di amore (Amor); smorza (attuta) nei [loro] animi le ire generate dalla superbia (superbe); dona [loro] pensieri [santi] che il giorno della morte (ultimo dì), non rinneghi (muta) ma ricordi (memore); la tua forza (virtude) benefica alimenti (nutra) i doni che ha elargito (tuoi); così come (siccome) [fa] il sole, che fa germoglaire (schiude) il fiore dal seme (germe) inerte (pigro); [fiore] che, piegatosi (lento) sulle erbe basse (umili) morirà (morrà) senza essere stato colto (non colto), né si innalzerà (sorgerà) con i brillanti (fulgidi) colori della sua corolla (lembo) aperta (sciolto), se quel dolce (mite) raggio solare (lume), che dà la vita (dator di vite) e che infaticabilmente la alimenta (infaticato altor), non sarà ritornato (tornerà) [più volte] su di lui (a lui), diffondendosi (fuso) nell’aria (etere).

vv. 113-120 Noi T’imploriam!… pietà: Noi Ti imploriamo! Scendi [come] soffio (alito) dolce (piacevol), brezza (aura) consolatrice sopra i (ne’=nei) languenti (languidi) pensieri di [chi è] infelice: scendi [invece violento come una] bufera sopra i (ai) pensieri gonfi (tumidi) [d’ira e di superbia] del violento: ispira su questi (vi) un turbamento (sgomento) che insegni [loro] la pietà.

vv. 121-128 Per te… ti fa: Grazie a te (Per Te) il povero sollevi lo sguardo (le ciglia) al cielo, che è suo, trasformi (volga) i [suoi] lamenti in gioia (giubilo) pensando a [Colui a] cui somiglia: [a] chi (cui) [invece] fu donata [ricchezza] in abbondanza (copia), [ne] doni con atteggiamento (volto) amichevole (amico), con discrezione (tacer) riservata (pudico) che rende (ti fa) gradito (accetto) il dono.

vv. 129-136 Spira… amor: Rivelati (Spira) [o Spirito] nel riso dei nostri bambini (bamboli) [che è] indicibile (ineffabil) [per la sua purezza]: diffondi (spargi) il rossore (porpora), segno di castità (casta), sul (in) viso delle ragazze (alle donzelle); dona (manda) alle vergine segregate (ascose) [dal mondo: le suore] le pure gioie interiori (ascose), consacra il casto (verecondo) amore delle spose.

vv. 137-144 Tempra… muor: Modera (Tempra) l’indole (ingegno) troppo sicura di sé (confidente) dei giovani baldanzosi (baldi); mantieni (reggi) [ogni] proposito degli uomini adulti (viril) [rivolto] verso (ad) una meta (segno) che non si allontana dalla retta via (infallibil); abbellisci (adorna) la vecchiaia (canizie) di desideri (voglie) puri (sante) e sereni (liete); risplendi (brilla) nello sguardo (guardo) vago (errante) di chi muore sperando [nella salvezza eterna].