Madre Coraggio e i suoi figli, trama e commento

Il dramma Madre Coraggio e i suoi figli (1939) – o Madre Courage e i suoi figli – è uno dei capolavori di Bertolt Brecht. Scritto per il teatro alla vigilia della Seconda guerra mondiale, andò in scena la prima volta a Zurigo nel 1941.

Madre Coraggio e i suoi figli reca il sottotitolo Una cronaca della guerra dei Trent’anni, collocando l’argomento in un preciso contesto storico: la Guerra dei trent’anni, il conflitto che insaguinò l’Europa centrale, dal 1618 al 1648.

Madre Coraggio e i suoi figli: la trama

Il dramma è diviso in dodici scene di varia lunghezza. Ogni scena è introdotta da una didascalia riassuntiva degli avvenimenti, in cui sono indicati il tempo e il luogo in cui essi si svolgono.

Talvolta madre Courage e altri personaggi cantano, intercalando alle strofe cantate commenti in prosa. Le canzoni hanno una duplice funzione:

  • interrompere la recitazione, costringendo chi ascolta a osservare in modo straniato quanto accade in scena riflettendo su di esso (per un approfondimento leggi Teatro epico di B. Brecht e lo straniamento);
  • permettere all’autore di intervenire direttamente, aggiungendo la propria voce a quella del personaggio

La protagonista è Anna Fierling, soprannominata Madre Coraggio (Madre Courage) perché ha sfidato le cannonate di una battaglia per vendere cinquanta pagnotte che stavano ammuffendo. La vicenda ha inizio nel 1624, da quando cioè Madre Courage segue l’avanzata di un reggimento dell’esercito svedese in Polonia su un carro (che è per lei casa, bottega, mondo) trainato dai figli Schweizerkas e Eilif e con la figlia muta Kattrin.

Per tutta la durata del dramma, Madre Coraggio si muove come vivandiera al seguito degli eserciti coinvolti nel conflitto. La donna non parteggia per nessuno dei contendenti, perché non ha né fede religosa né politica: unico suo credo è la sopravvivenza, sua e dei suoi figli. Ma ella non può evitare la tragedia della guerra, che le uccide i suoi tre figli. Seppur rattristata, abbandona il cadavere di Kattrin (muore sacrificandosi e salvando un intero villaggio da un attacco a sorpresa) per riprendere da sola a tirare il suo lacero carro al seguito di un altro reggimento: «Spero di farcela da sola, col carro. Camminerà, non c’è molta roba dentro. Devo riprendere il mio commercio» è l’ultima battura di Madre Courage e del dramma.

Madre Coraggio e i suoi figli: il commento

Madre Courage è l’emblema della donna che ha imparato dalla vita ad essere più forte della vita stessa e dei suoi pericoli, a prezzo di continui sacrifici, pronta a ferire e a uccidere se necessario per sopravvivere. E, più che donna, talvolta Madre Coraggio sembra un animale costantemente impegnato nella strenua difesa della propria tana.

Ma della guerra, intesa come conflitto di uomini contro i propri simili, la donna non ha imparato nulla. Essa è un evento in cui si è trovata coinvolta, ma che le rimane emotivamente e soprattutto ideologicamnete estraneo, perché ella non ne capisce le ragioni.

Con questo Brecht ha voluto affermare che il popolo oppresso (simboleggiato da Madre Courage) è incapace di comprendere sia le catastrofi di cui è sempre vittima sia le tragiche condizioni in cui è travolto. Questa sua ottusità lo rende ancora più inerme e fragile di fronte alle armi, reali e simboliche, di chi gestisce il potere.