Nel libro IX dell’Odissea inizia il lungo flashback (libri IX-XII) nel quale Odisseo racconta le sue peripezie alla corte del re dei Feaci, Alcinoo, ripercorrendo le avventure vissute dopo la caduta di Troia.
Odisseo si palesa e inizia il racconto del suo viaggio
Nel libro IX Odissea Odisseo, sollecitato dalle domande di Alcinoo, rivela la sua identità e la sua patria, poi, dopo aver manifestato nuovamente la sua struggente nostalgia per la sua terra, al desiderio della quale non lo strapparono né le profferte amorose di Calipso né quelle di Circe, inizia raccontando in prima persona: l’incontro con i Ciconi, la sosta presso i Lotofagi, il celebre scontro con il Ciclope Polifemo.
Libro IX Odissea: Odisseo sbarca nella terra dei Ciconi
Spinte dal vento, le navi di Odisseo approdano nella terra dei Ciconi. Odisseo e i suoi uomini assaltano la città di Ismaro, la saccheggiano e ne traggono un grande bottino: animali, donne, ricchezze.
Odisseo non viene ascoltato dai compagni (la prima di una lunga serie di inosservanze dei suoi ordini) i quali non si imbarcano subito dopo la razzia, ma, euforici per la vittoria, si fermano a banchettare e bere sulla spiaggia. I Ciconi dell’entroterra li assalgono quando sono ben sazi di vino e di cibo e li sbaragliano. Le donne si liberano, le ricchezze sono abbandonate, la ritirata sulle navi è scomposta. Odisseo perde sei compagni per ciascuna delle 12 navi: 72 uomini in tutto.
Libro IX Odissea: Odisseo approda sull’isola dei Lotofagi
Una furiosa tempesta suscitata da Zeus sorprende poi le navi al largo di Capo Malea, la punta meridionale del Peloponneso, che dura ben nove giorni e fa perdere ai naviganti l’orientamento. Alla fine approdano nella terra dei Lotofagi, i mangiatori di loto (un fiore che fa perdere la memoria). Qui alcuni compagni, sotto l’effetto del fiore, non vogliono riprendere più il mare, dimentichi del ritorno. Odisseo è costretto a imbarcarli a forza, a legarli, per proseguire il viaggio.
Odissea Libro IX: la terra dei Ciclopi
Lasciati i Lotofagi, Odisseo giunge all’isola delle Capre, presso la terra dei Ciclopi, esseri giganteschi con un unico occhio. È notte: una fitta nebbia e le nubi oscurano la luna. L’eroe sbarca con i suoi compagni e trascorre la notte sul litorale.
Al mattino egli osserva l’isola che gli si rivela nel suo splendore: è rigogliosa, fertile e adatta all’agricoltura; ha buoni approdi, è ricca di acqua dolce e di selvaggina. Cacciate numerose capre, Odisseo e i compagni banchettano per tutto il giorno, mentre dalla vicina terra li raggiungono voci e belati.
Il mattino seguente l’eroe decide di andare a esplorare quella terra misteriosa con i compagni della sua sola nave. Una volta sbarcato, scorge una grotta enorme e, preso un otre di buon vino come dono ospitale, si inerpica con i compagni verso la caverna.
La caverna è piena di provviste e Odisseo, incuriosito, contro il parere dei suoi compagni, decide di aspettare il ritorno del proprietario. Giunge il Ciclope Polifemo che subito si ciba di due dei compagni di Odisseo e chiude l’entrata della caverna con un grosso masso. Al mattino ne mangia altri due e poi esce per portare le greggi al pascolo, rinchiudendo di nuovo Odisseo e i compagni.
Nel frattempo Odisseo prepara e appuntisce un palo d’ulivo con cui accecare il Ciclope. Al suo ritorno, dopo aver mangiato ancora alcuni uomini, Odisseo gli offre del vino, lo fa ubriacare e gli dichiara di chiamarsi Nessuno. Dopo che il gigante si è addormentato, Odisseo e i suoi compagni lo accecano con il palo appuntito e scaldato nel fuoco. Il gigante urla dal dolore, accorrono gli altri Ciclopi, che però se ne vanno via, perché Polifemo grida che Nessuno gli ha fatto del male.
Odisseo e i suoi uomini si legano poi sotto alla pancia delle pecore di Polifemo. Al mattino Polifemo apre la grotta e tocca il dorso degli animali per impedire ai suoi prigionieri di scappare, non accorgendosi che sono nascosti sotto il ventre.
Fuggiti, raggiungono finalmente le navi e Odisseo rivela il suo vero nome al Ciclope, che invoca il padre Poseidone: gli chiede che Odisseo non torni a casa o, se è destinato a ciò, vi giunga tardi, solo dopo aver perso tutti i compagni e trovando sciagure.

