Pharsalia capolavoro di Lucano: analisi e descrizione

Pharsalia o Bellum civile (Guerra civile), capolavoro di Lucano: analisi e descrizione. Riassunto di Letteratura latina.

Il capolavoro di Lucano: il Bellum civile o Pharsalia

L’unico scritto pervenuto di Lucano è il poema epico-storico Bellum civile (Guerra civile), più noto come Pharsalia, perché l’evento capitale, che dà il titolo all’opera, è la Battaglia di Farsalo, collocata nel libro VII dell’opera, combattuta il 9 agosto del 48 a.C. tra Cesare e Pompeo, nell’ambito della guerra civile.

Il poema consta di 8.060 esametri distribuiti in 10 libri. Il libro X però si ferma all’improvviso al v. 546 con il racconto della rivolta esplosa ad Alessandria d’Egitto contro Cesare in seguito alla morte di Pompeo. L’opera è quindi stata lasciata incompiuta, forse per la morte dell’autore.

I primi tre libri furono pubblicati quando Lucano era ancora in vita, probabilmente poco dopo il 60 d.C., quando ancora non si era consumata la rottura tra il poeta e Nerone (che culminerà poi con la congiura di Pisone). Ne è prova il proemio dell’opera che contiene l’elogio di Nerone, cui l’opera è dedicata. Ma via via la connotazione sempre più marcatamente antitirannica e antimonarchica dell’opera fu la causa fondamentale della pubblicazione postuma degli altri sette libri del poema.

I personaggi del Bellum civile o Pharsalia

Il Bellum civile o Pharsalia ha ben tre personaggi principali: Cesare, Pompeo e Catone (Catone Uticense).

Cesare, nella versione di Lucano, è il tiranno sanguinario e violento (forse metafora di Nerone), che per avidità di potere ha scatenato una guerra civile ed ha prodotto distruzione e rovine.

Pompeo, nella prima parte dell’opera, viene presentato come un personaggio non dotato di eccezionali virtù, anzi come un uomo incerto e debole, timoroso del destino, in balia delle cose. Nella seconda parte invece viene presentato come il cittadino romano difensore delle istituzioni repubblicane e della libertà. Anzi, man mano che procede il racconto degli eventi, il destino di Pompeo finisce quasi per confondersi con quello di Roma, tanto da meritarsi l’appellativo di Magnus di cui Lucano lo gratifica. Eppure il poeta non si abbandona alla completa esaltazione del personaggio e ciò perché Lucano sapeva che se il vincitore fosse stato Pompeo, avrebbe occupato da solo il potere e avrebbe imposto un regime tirannico come quello degli imperatori che vennero  dopo, e di Nerone in particolare.

In verità è Catone a esprimere tale convinzione (II, 32-322), ma è sin troppo ovvio che le sue parole rispecchino il pensiero di Lucano. Catone diventa dunque il vero portavoce del poeta e, soprattutto, in lui si incarnano il valore della libertà e lo spirito eroico di salvaguardia delle istituzioni repubblicane. In lui Lucano realizza l’ideale del sapiente stoico, dell’uomo che lotta per la libertà fino al suicidio, che avrebbe rappresentato uno dei momenti più alti e significativi del poema.

Confronto tra l’Eneide di Virgilio e la Pharsalia di Lucano

Lucano quando ha scritto il suo capolavoro aveva in mente l’Eneide di Virgilio, con l’intento però di “rovesciare” il più famoso poema epico della Roma antica.

Nell’Eneide, infatti, Virgilio presenta l’età augustea come l’inizio di un’era di pace, splendore e prosperità e come la realizzazione di un disegno divino di cui l’eroe protagonista del poema, Enea, è stato il più solerte esecutore. Le guerre trovano una dolorosa ma necessaria giustificazione nel disegno provvidenziale del Fato, che conduce il pio Enea alla missione divina.

Nella Pharsalia accade esattamente il contrario. Si canta la più terribile fra le guerre: quella fratricida. Non c’è una Ragione che governa le cose. Tutto è distruzione, morte, furore cieco e spietato che travolge ogni cosa. Invece di esaltare Roma e le sue personalità, l’opera si presenta come il racconto di un evento funesto perché narra la caduta della Libertas repubblicana che coincide per Lucano con la fine della grandezza di Roma.

La Pharsalia è stata definita “poema senza protagonista”, “poema senza eroe”, arrivando a indicare la Libertas repubblicana come il vero eroe del poema. A differenza dell’Eneide, che è appunto il romanzo di Enea, nessuno dei personaggi di Lucano può aspirare a essere il protagonista della Pharsalia. Ciò non è dovuto a una incapacità del poeta di costruire un personaggio dominante ma, più semplicemente, a una precisa volontà di Lucano. Infatti se i vari personaggi della Pharsalia giocano ciascuno un ruolo importantissimo nella dinamica degli eventi, sono, però, comprimari nel determinare l’evento, per cui nessuno di essi può accampare la pretesa di essere il protagonista assoluto del poema. Tanto è vero che lo stesso titolo non evoca un eroe, ma un evento (Bellum civile, guerra civile) o il luogo dell’episodio fondamentale della storia raccontata (Pharsalia).

Lo stile della Pharsalia o Bellum civile

La lingua della Pharsalia è accentuatamente retorica. Essa si connota per:

  • la spinta verso il pathos e il sublime;
  • il ritmo narrativo incalzante generato da una rapidissima successione di periodi le cui frasi spesso travalicano i confini del verso;
  • il frequente ricorso all’enjambement;
  • presenza massiccia di apostrofi (il poeta prende la parola per palesare il proprio punto di vista) e di sententiae.

Per il riassunto dei 10 libri che compongono la Pharsalia o Bellum civile di Lucano, clicca qui.