I quattro stili della pittura romana
Pittura del Secondo stile o Stile architettonico: Pompei, Villa dei Misteri

Nella pittura romana si individuano quattro stili definiti “pompeiani” grazie ai ritrovamenti di Pompei, Ercolano e Stabia.

L’eruzione che nel 79 d.C. distrusse le città campane favorì infatti la conservazione delle decorazioni parietali, oltre che di numerosi oggetti d’arte, artigianali e d’uso quotidiano.

 

I quattro stili pompeiani della pittura romana

Nel Primo stile o Stile a incrostazione (dal II secolo a.C. alla metà del I secolo a.C.), le decorazioni parietali imitano il marmo o altri materiali. In questo stile sono state decorate la grande Casa del Fauno, ampliata tra il II e il III secolo, e la Casa di Sallustio, tra le più antiche di Pompei; la Casa sannitica di Ercolano.

Nel Secondo stile o Stile architettonico (dalla metà del I secolo a.C. al I secolo d.C.) le pitture imitano i rilievi architettonici. In alcuni casi le pareti sembrano aprirsi verso l’esterno con effetto di “sfondato”. Uno degli esempi più antichi è quello della Casa dei Grifi, sul Palatino, a Roma; mentre, tra gli esempi più celebri La Villa dei Misteri a Pompei.

La pittura del Terzo stile o Stile della parete reale (prima metà del I secolo d.C.) predilige i soggetti naturali; entro ampi spazi, scene di paesaggio, leggere e luminose, si alternano a temi mitologici. È uno stile estremamente raffinato, tipico dell’età augustea e dei primi decenni dell’Impero.
Nell’area vesuviana, esempi di case con pitture appartenenti a questo stile sono la Villa della Porta Marina; la Casa di Marco Lucrezio Frontone; la Villa imperiale e la Villa cosiddetta di Agrippa Postumo a Boscotrecase.

Il Quarto stile o Stile fantastico (seconda metà del I secolo d.C.) ripropone, in forma più sontuosa e teatrale, le architetture del Secondo stile. Compaiono finti tendaggi, stucchi, piccole figure.
Questo stile fu molto usato nelle case pompeiane. Al Quarto stile appartengono anche gli affreschi della Domus Aurea di Nerone a Roma.