Purgatorio Canto 3. Riassunto e commento

Purgatorio Canto 3 della Divina Commedia di Dante Alighieri. Riassunto e commento.

Argomento del Canto 3 del Purgatorio:

  • Ripresa del cammino (vv. 1-15)
  • I corpi aerei dei defunti (vv. 16-45)
  • La schiera degli scomunicati (vv. 46-102)
  • Manfredi (vv. 103-145)

Purgatorio Canto 3: Ripresa del cammino (vv. 1-15)

Alla fine del canto precedente, le anime che indugiavano con Dante e Virgilio, anziché affrettarsi nel loro cammino di purificazione, sono state disperse in una fuga disordinata da Catone (Catone Uticense).

Sebbene il rimprovero di Catone si rivolgeva propriamente solo alle anime e non ai due poeti, Virgilio indirettamene se ne sente toccato, per essere venuto meno alla sua missione di guida e di maestro.

Dante, invece, non pensa più a quanto è accaduto, e guarda davanti a sé il monte del Purgatorio, che sorge su un’isola in mezzo al mare.

Purgatorio Canto 3: I corpi aerei dei defunti (vv. 16-45)

Il sole, che è sorto all’orizzonte, proietta davanti a Dante l’ombra del suo corpo ma non quella di Virgilio, che è puro spirito e dunque non può proiettare ombra. Dante non la vede e si spaventa, credendo che la sua guida non sia più con lui.

Virgilio lo rincuora spiegandogli che il corpo di cui egli, come tutti gli spiriti appare rivestito, se pur sensibile ai tormenti come un vero corpo, è tuttavia diafano, impalpabile, in qualche modo fittizio: è un mistero voluto da Dio, incomprensibile per gli uomini.

È folle – prosegue Virgilio – chi spera che la ragione umana, limitata, possa comprendere tutto l’operare divino, e quindi intendere le cause e i modi delle opere di Colui, che, nella sua essenza una e trina, è esso stesso incomprensibile all’intelletto dell’uomo. L’uomo deve essere pago che le cose sono come sono, senza presumere di poter penetrare il come e il perché. Se infatti gli uomini fossero perfetti, non ci sarebbe stato bisogno della venuta di Cristo a salvarli e a rivelare loro i misteri della fede, di fronte ai quali essi si devono fermare. In questa ignoranza si trovano anche i grandi filosofi antichi, come Aristotele e Platone, che, nonostante la loro sapienza, sono stati esclusi dalla rivelazione e dalla salvezza; e questo desiderio (di conoscenza) inappagato è dato loro come eterna pena nel Limbo.

Purgatorio Canto 3: La schiera degli scomunicati (vv. 46-102)

Intanto Dante e Virgilio sono giunti ai piedi del monte del Purgatorio. Esso però è più ripido persino della costa ligure e i due poeti non trovano un punto dal quale iniziare l’ascesa.

Scorgono un gruppo di anime, che procedono simili a pecorelle (le pecorelle rappresentano le anime che si affidano completamente al volere di Dio).

Sono le anime di coloro che si pentirono dei propri peccati solo negli ultimi istanti della loro vita. Sono divise in diverse schiere e quella che ora si fa avanti incontro ai due poeti è quella dei morti scomunicati, perdonati sì dalla Misericordia di Dio, ma esclusi dalla Grazia della Chiesa. Essi debbono vagare qua e là ai piedi della montagna trenta volte il tempo che è durata la scomunica. Tuttavia, le preghiere dei vivi, se rivolte a Dio con sincerità, possono abbreviare le pene delle anime del Purgatorio e permettere loro di raggiungere più presto il Paradiso.

Queste anime si stupiscono nel vedere l’ombra proiettata da Dante. Virgilio spiega che Dante è vivo ed è lì per volere di Dio.

Purgatorio Canto 3: Manfredi (vv. 103-145)

Fra le anime c’è Manfredi di Sicilia, nipote dell’imperatrice Costanza d’Altavilla.

Manfredi di Sicilia racconta a Dante il momento in cui invocò la misericordia di Dio e, soprattutto l’accanimento con cui il papa Clemente IV e il vescovo di Cosenza perseguitarono le sue spoglie. Le fecero prelevare dal luogo in cui Carlo d’Angiò aveva dato loro sepoltura, per poi lasciarle insepolte al di fuori del regno, quasi lungo il fiume Garigliano. Da qui il vescovo di Cosenza le fece trasportare a ceri spenti (l’onore dei ceri accesi, normalmente tributato ai morti, è negato agli scomunicati). Per un approfondimento leggi Manfredi di Sicilia: figura storica e personaggio dantesco.