L'origine del Natale
Giovanni di Paolo, Natività e annuncio ai pastori (dettaglio), 1436-1440, Roma, Pinacoteca Vaticana

La nascita di Gesù e l’origine del Natale

Quando è nato Gesù?

La maggior parte degli studiosi concorda nel porre la data di nascita di Gesù il 4 a.C. Ma fissare la data di nascita di Gesù il 4 a.C. comporta la contraddizione di farlo nascere prima dell’inizio dell’era che principia con la sua nascita. Il 2000 non corrisponderebbe quindi a duemila anni dalla nascita di Cristo, ma al 2004!

L’errore è dovuto al calcolo di Dionigi il Piccolo (470-550 circa), un monaco della Scizia che visse a Roma nel VI secolo. Fu lui, infatti, a introdurre un calendario liturgico che datava gli anni partendo dalla nascita di Gesù. Ma Dionigi, non disponendo di informazioni storiche precise, sbagliò la datazione di alcuni anni.

I Vangeli a riguardo del giorno in cui è nato Gesù non dicono nulla, e la data tradizionale del 25 dicembre sembra essere stata fissata intorno al 330, verso la fine del regno dell’imperatore Costantino (morto nel 337), contemporaneamente alla costruzione della prima Basilica di San Pietro in Vaticano.

L’origine del Natale

In quella data (25 dicembre), l’imperatore Aureliano nel 274 aveva istituito la festa del Dies natalis solis invicti (una celebrazione pagana che commemorava la nascita della divinità orientale Mitra¹): da qui il nostro nome di Natale.

Quella che era la festa del “sole che sorge” venne quindi cristianizzata, vedendo in Gesù la nascita del “vero sole dell’umanità”, “luce che illumina ogni uomo”.

La tradizione di celebrare la nascita di Gesù il 25 dicembre per le Chiese d’Occidente (per i cristiani d’Oriente è il 6 gennaio, giorno dell’Epifania) è molto antica. Infatti nel Cronografo del 354 (un antico calendario romano che segna sia il tempo civile sia quello religioso) si legge alla data del 25 dicembre: «Nell’ottavo giorno delle calende di gennaio, il Cristo nacque a Betlemme di Giudea».

¹Mitra era il dio persiano del Sole, della luce, della vita, del bene, che si contrapponeva allo spirito delle tenebre e del male. Era un dio unico, come quello cristiano, e prometteva la salvezza eterna. Il culto di Mitra si diffuse dapprima tra i militari – era infatti riservato solo agli uomini – ma nei primi secoli dell’impero di Roma una rete di mitrei, templi sotterranei dove si svolgevano i riti, si estese su buona parte dell’impero compresa l’Italia. Il momento culminante della cerimonia era il sacrificio del toro, seguito da un pasto in comune.