sunniti e sciiti

Sunniti e Sciiti: l’origine del conflitto

Sunniti e sciiti: l’origine del conflitto – Maometto morì nel 632 d.C. senza aver indicato il suo successore né i criteri da seguire per la successione. Si scatenarono violente lotte per il potere che coinvolsero tre grandi fazioni:

  1. I compagni del Profeta (Maometto): essi volevano che il successore fosse eletto tra i primi seguaci di Maometto.
  2. I sostenitori degli Omayyadi, un potente clan di famiglie della Mecca.
  3. I legittimisti: contrari all’elezione del successore, proponevano un criterio dinastico-ereditario per cui il prescelto avrebbe dovuto essere un membro della famiglia di Maometto.

Prevalse il criterio elettivo e venne scelto come successore di Maometto un membro della corrente dei compagni, Abu Bakr (632-634), che assunse il titolo di califfo (dall’arabo khalifa, “successore”, “vicario”).
Nel 634 gli successe Omar che regnò per dieci anni. Nel 644 seguì Othman; quando questi nel 656 venne assassinato, gli successe Alì (656-660), cugino e genero di Maometto, esponente dei legittimisti. Gli si opposero gli esponenti dell’aristocrazia delle principali città arabe e delle nuove province conquistate, guidati da Mu’awiya, governatore della Siria e appartenente alla famiglia degli Omayyadi.

Da questa lotta nacque la divisione tra sunniti, la fazione legata agli Omayyadi, e sciiti, cioè i membri del “partito” (in arabo shi’a) di Alì, i quali ritenevano che a guidare la comunità musulmana non dovesse essere un capo politico, ma una guida religiosa (imam) appartenente alla stirpe del Profeta. Per gli sciiti, infatti, la missione profetica non si era esaurita con Maometto, ma continuava con i suoi successori. Al contrario per i sunniti Maometto era l’ultimo Profeta, i califfi non erano che i suoi vicari.

La separazione tra sunniti e sciiti fu all’inizio uno scontro principalmente politico e ideologico. Erano in gioco il controllo del califfato e la definizione del califfo come autorità politica oppure religiosa. Con il tempo questa divisione, che permane ancora oggi, assunse un significato religioso.

Sunniti e sciiti: definizione e differenze

I sunniti, il gruppo maggioritario che oggi raggruppa circa il 90% dell’intero universo islamico, derivano il proprio nome dalla sunnah (“costume”, “tradizione”, cioè l’insieme dei detti e dei fatti attribuiti a Maometto), che ritengono sia un libro ispirato da Allah, con un valore normativo pari al Corano.
Essi non riconoscono un vero e proprio clero, ma vedono nell’insieme della comunità dei fedeli la reale autorità religiosa.
La leadership religiosa nel mondo sunnita è nelle mani degli ‘ulama, plurale di ‘ulim cioè “dotto”, una classe di studiosi, che sono i custodi e gli interpreti della tradizione. Di fatto più simili ai rabbini cha ai preti cattolici, interpretano e amministrano la legge divina in base a complessi precetti definiti nelle accademie. La più importante, quella di al-Azhar, che si trova al Cairo, fondata nel 971, è la più antica università del mondo.
Figura importante è quella del mufti, il giurista ufficiale, nominato da ogni governo musulmano, colui che emette le sentenze ufficiali.
Altra figura rilevante è quella dell’imam, termine arabo che significa “colui che sta davanti”, “colui che precede”.

È proprio sulla concezione dell’imam che è netta la distinzione fra sunniti e sciiti, la seconda famiglia spirituale dell’islam, circa il 10%.
Nell’organizzazione  sunnita l’imam è colui che guida la preghiera del venerdì all’interno della moschea.

Per gli sciiti invece l’imam non solo è il capo della comunità, la guida, il custode di una sapienza segreta, quindi il capo spirituale, ma è anche l’interprete dei sogni di Dio sulla Terra. Per gli sciiti egli è allo stesso tempo ayatollah, “segno di Dio”, cioè interprete dell’ordine divino delle cose, sacerdote ispirato, uomo perfetto e spirito vivente, capo indiscusso e legittimo delle comunità religiosa e politica.

Gli sciiti diversamente dai sunniti, negano l’importanza della “dottrina del consenso” che sostituiscono con l’autorità della guida religiosa, appunto l’imam.

Per gli sciiti l’imam è il solo vero conoscitore dell’islam (in arabo, il termine islam significa “sottomissione volontaria”), in quanto il senso intimo della religione era stato da Maometto comunicato direttamente ad Alì e da questo ai suoi diretti discendenti. All’imam spetta quindi la ‘isma, cioè l’infallibilità e l’impeccabilità.

Fondamentale nel mondo sciita è la teoria del dodicesimo imam: nella storia dello sciitismo tutti gli imam sono morti di morte violenta, tranne l’ultimo, il dodicesimo, Muhammad al-Muntazah, detto l’Atteso. Sarebbe nato nell’869 in una cantina di Samarra, antica capitale del califfato, figlio dell’undicesimo imam, e sarebbe misteriosamente scomparso. Secondo la teologia sciita, il dodicesimo imam tornerà alla fine dei tempi come messia, come al-mahdi, “il Guidato”, e instaurerà giustizia e pace in tutto il mondo.

A differenza del mondo sunnita, la famiglia sciita si è frazionata in diversi gruppi:

  • la più numerosa è quella degli imamiti o duodecimani, che riconoscono come ultimo imam il dodicesimo: per loro non è morto, ma è scomparso e tornerà per decretare il trionfo dell’islam. Per i duodecimani il dodicesimo imam per un certo periodo ha comunicato con dei suoi agenti, detti wakil, l’ultimo dei quali è morto nel 940. Da allora la comunità è guidata dai dotti teologi: i mujtahid.
  • Altro gruppo è quello dei zaiditi, che affermano che per essere imam, oltre alla discendenza, sono necessarie eccezionali qualità morali: questi si deve imporre all’autorità politica e deve far prevalere i doveri religiosi. Gli zaiditi non credono nella dottrina dell’imam nascosto.
  • L’ultimo gruppo è quello degli ismailiti detti anche settimani, perché sostengono che il settimo imam non fu Musa al-Kazim ma il fratello Isma’il, che morì bambino. Questi sono divisi in tanti sottogruppi di cui i principali sono: il qarmati, fondati dall’iracheno Hamdan Qarmat, vissuto fra il IX e il X secolo, che predicava una sorta di comunismo rivoluzionario e i fatimidi, che rivendicano la discendenza da Fatimah, la figlia più amata dal Profeta Maometto, e furono fondati da ‘Ubayd Allah. Fra i fatimidi ricordiamo la setta dei drusi, che credono nella deificazione di al-Hakim, uno dei capi dei fatimidi di cui attendono il ritorno. I drusi sono una setta esoterica, si riuniscono il giovedì, invece del venerdì come gli altri musulmani, sostengono il matrimonio monogamico e hanno un codice etico e credenze particolari.
    Da ricordare è anche il gruppo degli assassini (dall’arabo hashishiya “fumatore di hashish”). È il nome di una setta che ubbidiva a un saggio, detto “Vecchio della montagna”, i cui adepti – inebriati dall’hashish – commettevano delitti efferati. Si tratta di un gruppo esoterico di tipo iniziatico, sorto in Siria, che si distaccò dai fatimidi ai tempi delle prime crociate.