Erano i capei d’oro a l’aura sparsi parafrasi e commento

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erano i capei d'oro a l'aura sparsi
Anselm Feuerbach, Laura nel parco di Valchiusa, 1864, Spira, Historisches Museum

Erano i capei d’oro a l’aura sparsi

1. Erano i capei d’oro a l’aura sparsi
2. che ‘n mille dolci nodi gli avolgea,
3. e ‘l vago lume oltra misura ardea
4. di quei begli occhi, ch’or ne son sì scarsi;

5. e ‘l viso di pietosi color farsi,
6. non so se vero o falso, mi parea:
7. i’ che l’ésca amorosa al petto avea,
8. qual meraviglia se di sùbito arsi?

9. Non era l’andar suo cosa mortale,
10. ma d’angelica forma; et le parole
11. sonavan altro, che pur voce humana.

12. Uno spirto celeste, un vivo sole
13. fu quel ch’i’ vidi: et se non fosse or tale,
14. piaga per allentar d’arco non sana.

Francesco Petrarca, Canzoniere.

Metrica: sonetto con rime secondo lo schema ABBA, ABBA, CDE, DCE.

Parafrasi Erano i capei d’oro

1-8 [Quando vidi per la prima volta Laura] i [suoi] capelli d’oro [biondi] erano sciolti al vento, che li intrecciava in mille dolci nodi, e la attraente luminosità di quei begli occhi, che ora ne sono così privi, ardeva in modo eccezionale; e il suo viso sembrava che assumesse espressioni affettuose, ma non so se ciò fosse vero o se fosse il frutto della mia immaginazione: quale meraviglia, se io che avevo nel cuore la predisposizione ad amare, bruciai immediatamente d’amore?

9-11 Il suo [: di Laura] [modo di] camminare non era evento umano, ma di anima angelica; e le sue parole risuonavno in modo assai diverso da quelle umane (la bellezza di Laura assume qui i tratti angelici della tradizione stilnovistica).

12-14 Uno spirito del cielo, un sole vivace fu quello che io vidi [Laura]: e [anche] se ora non fosse [più] così, la ferita provocata da una freccia non guarisce per il fatto che si allenta la corda dell’arco che l’ha scagliata.

Erano i capei d’oro commento

Sono trascorsi molti anni dal giorno del primo incontro con Laura e dall’innamoramento, avvenuto il 6 aprile 1327 nella chiesa di Santa Chiara ad Avignone (la composizione di questo testo è assegnata agli anni tra il 1339 e il 1347).

Anche se Laura è ormai invecchiata e non risplende più di pura bellezza, l’amore di Petrarca non ha fine, così come una ferita non guarisce per il solo fatto che si allenta l’arco che ha lanciato la freccia.

La descrizione della donna amata è messa in risalto secondo i modelli consueti della lirica d’amore stilnovista: i capelli, gli occhi, il modo di camminare, la voce sono caratterizzati da intensa spiritualità, mentre la presenza femminile si impone per la sua natura luminosa («vago lume», «vivo sole»), cui è impossibile resistere.

C’è però un importante aspetto che distingue questo sonetto dalla tradizione dello Stilnovismo: in Guinizzelli o in Cavalcanti o in Dante stesso la donna è rappresentata attraverso un meccanismo descrittivo al presente, come se ella fosse sotto gli occhi del poeta nel momento in cui ne parla (per esempio il Tanto gentile e tanto onesta pare di Dante).

In Petrarca, invece, la rappresentazione di Laura è compiuta attraverso la rievocazione e sulla base del ricordo; c’è infatti nel sonetto una precisa dimensione temporale che è assente nei precedenti esempi di poesia d’amore (è da notare il continuo ricorso all’imperfetto: «Erano», «avolgea», «ardea», «parea», «avea», «era», «sonavan»), così com’era concepita dagli esponenti del Dolce stil novo.

Dunque, anche se a una lettura superficiale il tema principale della lirica può sembrare l’esaltazione della bellezza di Laura e della sua figura angelica, a un’analisi più attenta e meditata si scopre invece che il motivo centrale della lirica di Petrarca è una riflessione sulla fugacità del tempo, sull’inesorabile avanzare del tempo, che mostra i suoi segni anche sul volto di Laura.

Il poeta però gli contrappone la forza del suo amore, che dichiara immutabile anche di fronte al passare degli anni, come esprime con la metafora conclusiva dell’arco.
Se la Beatrice di Dante vive al di fuori del tempo, ed è dunque immune dai guasti che esso produce, lo stesso non si può dire per Laura.