fichte
Johann Gottlieb Fichte

Johann Gottlieb Fichte nasce a Rammenau il 19 maggio 1762 da famiglia piuttosto povera.
Studia teologia a Jena e a Lipsia. Lavora come precettore in case private a Ginevra e a Zurigo, dove conosce Johanna Rahn che sposa nel 1793.

Nel 1790 rientra a Lipsia ed entra in contatto con il pensiero di Kant, proclamando con entusiasmo in merito alla Critica della ragion pratica: «È inconcepibile quale rispetto per l’umanità, quale forza, ci dà questo sistema».

L’anno seguente si reca a Könisberg per far leggere a Kant la sua prima opera, Saggio di una critica di ogni rivelazione, composto interamente nello spirito nel kantismo tanto da essere scambiata come uno scritto dello stesso Kant, quando viene pubblicato anonimo nel 1792 ed è proprio Kant a rivelarne l’autore.

Nello stesso anno la censura applicata dal governo prussiano gli impedisce la stampa del suo Saggio e Fichte pubblica anonima la Rivendicazione della libertà di pensiero nel 1793.

Dal 1794 al 1799 Fichte è professore a Jena e a questo periodo risalgono la prima esposizione della dottrina della scienza e le applicazioni di questa ai domini della morale e del diritto.

Nel 1798 Fichte pubblica sul giornale filosofico di Jena un articolo intitolato Sul fondamento della nostra credenza nel governo divino del mondo, nel quale identifica Dio con l’ordine morale del mondo. Fichte viene allora accusato di ateismo in un libello anonimo e il governo prussiano ordina al governo di Weimar di punire Fichte e il direttore del giornale, minacciando di proibire i sudditi la frequenza dell’Università di Jena. Il governo di Weimar a sua volta ordina all’Università di Jena un rimprovero almeno formale nei confronti di Fichte. Questi, venuto a conoscenza di tali manovre, scrive una lettera a un membro del governo, dichiarando che se il rimprovero fosse stato formulato, avrebbe lasciato l’Università e con lui tanti altri professori.
Il governo di Jena con l’appoggio di Goethe invita Fichte a dare le dimissioni, nonostante una petizione degli studenti. Gli altri docenti, invece, rimangono ai loro posti.

Da Jena Fichte si reca a Berlino, dove frequenta i protagonisti del Romanticismo tedesco quali Schlegel, Schleiermacher e Tieck. Nel 1805 è professore a Erlangen, ma con l’invasione francese si reca a Königsberg e poi a Berlino, dove, durante il periodo di occupazione napoleonica, pubblica i Discorsi alla nazione tedesca. Il tema fondamentale è di carattere pedagogico: è necessaria una nuova educazione al servizio della maggioranza della popolazione. Tuttavia in essi, in particolare, Fichte inneggia alla liberazione della Prussia e dichiara la superiorità della nazione tedesca per lingua, cultura e religione. Per quanto riguarda la lingua, quella tedesca al contrario del franco, ad esempio, è rimasta una lingua pura e non ha subito l’influenza del latino. Il primato culturale è garantito da quei grandi personaggi a cui la Prussia ha dato una patria come Leibniz e Kant oltre che dai fondatori del Romanticismo. Il primato religioso, infine, è determinato dall’influsso che ebbe Martin Lutero, fondatore del protestantesimo.

Fichte muore il 27 gennaio 1814 contaggiato da una febbre infettiva contratta dalla moglie mentre curava soldati feriti.

Il suo scritto più importante è Fondamenti dell’intera dottrina della scienza: il suo obiettivo è rendere la filosofia un sapere assoluto e perfetto e il concetto centrale è una scienza della scienza che metta in luce il principio su cui si fonda la validità di ogni scienza e si fondi esso stesso su quel principio.

Questo principio è l’Io o l’autocoscienza, presentato chiaramente nella Seconda introduzione alla dottrina della scienza.

Io posso avere coscienza di un oggetto qualsiasi, solo in quanto ho allo stesso tempo coscienza di me stesso. In quanto autocoscienza, l’Io risulta per definizione un’attività che ritorna su di sé. La coscienza è fondamento dell’essere, l’autocoscienza è il fondamento della coscienza.

La Dottrina della scienza diventa esposizione della deduzione assoluta o metafisica, che fa derivare dall’Io sia il soggetto sia l’oggetto della conoscenza.

Partendo dal principio di identità, fondamento del sapere, si può affermare che A=A. In realtà l’esistenza iniziale di A è data dall’Io che la pone. Senza Io=Io, l’identità A=A non è giustificata.
Dunque, l’Io prima di porre A, deve porre se stesso.
Ecco che il principio primo della conoscenza diventa l’Io=Io, cioè l’autocreazione, che coincide con l’intuizione intellettuale, che si definisce come l’autointuizione immediata che l’io ha di se stesso, in virtù della quale conoscere qualcosa significa fare o produrre tale qualcosa ed essere consapevoli. Ecco che l’Io pone il non-io, senza il quale non si riconosce come fondamento della realtà.
Tale prerogativa è definita Tathandlung: l’Io è attività agente e prodotto dell’azione stessa, totalmente incondizionato, infinito e libero.

Posti i primi due principi della dottrina della scienza -L’Io pone se stesso e il non-io- segue il terzo principio: l’io, avendo posto il non-io, si trova ad essere limitato da esso, esattamente come quest’ultimo risulta limitato dall’Io. Ecco la situazione concreta del mondo: una molteplicità di io finiti che hanno di fronte a sé una molteplicità di oggetti a loro volta finiti.