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Genocidio degli Armeni nella prima guerra mondiale

Il genocidio degli Armeni, Metz Yeghéren, il «Grande Male», come lo chiamano gli Armeni, fu perpetrato dal governo turco durante la prima guerra mondiale. A scatenare il genocidio la decisione di alcuni Armeni di arruolarsi nell’esercito russo.

Gli Armeni, di religione cristiana, abitavano infatti zone appartenenti sia alla Russia che all’Impero ottomano. Nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, gli Armeni sudditi nell’Impero ottomano si trovarono a dover combattere contro i loro fratelli cittadini della Russia. Alcuni disertarono. Il governo turco allora, non fidandosi della lealtà degli Armeni, ne decise la totale eliminazione.

Il 24 aprile 1915 il governo dei Giovani Turchi (un’organizzazione nazionalista) diede allora l’ordine di arrestare oltre 2000 persone tra dirigenti politici, intellettuali, giornalisti, funzionari pubblici. Seguirono poi ordini di deportazioni di buona parte del popolo armeno dall’Anatolia, dove abitava da secoli, verso i deserti della Siria e della Mesopotamia.

Le marce della morte coinvolsero 1 milione e 200 mila persone. Violenze di ogni tipo accompagnarono la deportazione nel deserto: assassinii, mutilazioni, stupri, rapimenti, torture, riduzione in schiavitù, furti e brutalità di ogni genere. Le vittime erano uomini e donne, vecchi e bambini. Secondo alcune stime, tra il maggio e il novembre del 1915, non più del 20% dei deportati riuscì a sopravvivere. Contribuirono alla decimazione anche le condizioni climatiche, la fame, il caldo, il freddo la notte, la malaria, gli stenti. Per sfuggire alle crudeltà molte donne scelsero il suicidio.

Giunti in Siria e in Mesopotamia gli Armeni furono distribuiti in campi di concentramento situati in mezzo al deserto. I campi erano privi di qualsiasi organizzazione logistica e delle più elementari infrastrutture, cosicché migliaia di persone perirono a causa del clima, delle malattie e della carenza di alimenti. Ancora una volta, soldati e predoni erano liberi di compiere ogni sorta di razzie e di abusi. In alcune circostanze, gli ufficiali incaricati di affrontare i problemi legati alla presenza dei deportati, decisero infine, nel 1916, di ricorrere all’eliminazione fisica.

La negazione del genocidio degli Armeni

Il genocidio degli Armeni è stato negato e dimenticato per lungo tempo. Nel 1973 il mondo ha dovuto però smettere di ignorare. Infatti, la Commissione dell’ONU per i Diritti Umani ha riconosciuto ufficialmente lo sterminio da parte dell’Impero ottomano.

Ancora oggi la Turchia nega il genocidio ai danni degli Armeni, attribuendo le morti alle privazioni comuni in tempo di guerra.

La magistratura turca punisce con l’arresto e la reclusione fino a tre anni il nominare in pubblico l’esistenza del genocidio in quanto anti-patriottico.

Attualmente il genocidio è commemorato dagli armeni di tutto il mondo il 24 aprile di ogni anno.

 

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