Sant'Anna, la Vergine e il Bambino con l'agnello di Leonardo da Vinci
Leonardo da Vinci, Sant'Anna, la Vergine e il Bambino con l'agnello, 1513-1519, olio su tavola, 168x130 cm. Parigi, Museo del Louvre

Sant’Anna, la Vergine e il Bambino con l’agnello è tra i dipinti più rappresentativi di Leonardo da Vinci. L’artista lo realizzò tra il 1513 e il 1519. Si tratta di un dipinto a olio su tavola delle dimensioni di 168×130 cm. Oggi è conservato nel Museo del Louvre, a Parigi.

Sant’Anna, la Vergine e il Bambino con l’agnello – descrizione

L’opera Sant’Anna, la Vergine e il Bambino con l’agnello riassume le caratteristiche tipiche della pittura di Leonardo:

  • la composizione piramidale. Le figure sono tutte legate tra loro, secondo lo studio della  struttura piramidale, già iniziato con l’Adorazione dei Magi e lontano da ogni iconografia tradizionale. La Vergine, infatti, siede sulle ginocchia della madre e si sporge per sostenere il Figlio, che, a sua volta, abbraccia l’agnello, simbolo del sacrificio di Gesù Cristo;

 

  • il rapporto emotivo e insieme simbolico tra i personaggi. La Vergine con sguardo apprensivo cerca con il suo abbraccio di trattenere il Figlio, perché consapevole del suo (inevitabile) destino. Sant’Anna rivolge uno sguardo benevolo e rassicurante sia alla Vergine che al Bambino: la madre di Maria rappresenta la Chiesa che riafferma la necessità del sacrificio del Cristo. Il Bambino guarda la madre pieno d’amore e riconoscenza: è consapevole ma aderisce al destino che lo attende. L’agnello rappresenta la sofferenza, la passione e la resurrezione di Cristo.

 

  • l’importanza del paesaggio e la tecnica dello sfumato. Alle spalle del gruppo, come già nella Vergine delle rocce, un vasto paesaggio di grande suggestione si allarga all’orizzonte. Come negli altri capolavori di Leonardo (ad esempio ne La Gioconda), i dettagli naturali sono trattati con la tecnica dello sfumato. La tecnica dello sfumato è realizzato con una degradazione del colore e quindi della luce che ammorbidisce i contorni delle cime montuose e ne perde i profili in una nebbia azzurrina;

 

  • la prospettiva atomosferica. Con l’aumentare della distanza dal punto di osservazione i contorni diventano più sfumati, i colori sempre meno nitidi e la loro gamma tendenti verso l’azzurro.