la nascita d'Israele e la questione palestinese
Israele e la questione palestinese

La nascita di Israele e la questione palestinese

Israele e la questione palestinese – Il 14 maggio 1948 nasce lo Stato d’Israele. Lo Stato di Israele nasce per decisione dell’Onu su proposta dei governi di Gran Bretagna e Stati Uniti di dare una terra, la Palestina, alle centinaia di migliaia di profughi ebrei scampati alle persecuzioni naziste. Si realizzava così il sogno del movimento sionista (da Sion nome della collina di Gerusalemme), nato in Europa nel 1896, di ricostituire uno stato ebraico autonomo, nelle terre dove aveva regnato Davide, circa mille anni prima di Cristo.

Le Nazioni Unite stabilirono di costituire in Palestina due Stati sovrani, uno israeliano e uno palestinese (uno ebraico e uno arabo). Pochi giorni dopo la creazione dello Stato di Israele una lega di Paesi arabi (Egitto, Siria, Libano, Giordania e Iraq) scatenarono contro Israele la prima guerra arabo-israeliana (1948). Vinse Israele che si espanse lasciando ai palestinesi solo la striscia di Gaza, la parte vecchia di Gerusalemme e la Cisgiordania.
La vittoria di Israele costrinse migliaia di arabi palestinesi a fuggire nei Paesi arabi vicini, raccolti in enormi e invivibili campi profughi.

Negli anni seguenti (1956, 1967, 1973) scoppiarono altre guerre arabo-israeliane, nelle quali gli eserciti dei paesi arabi furono sempre sconfitti.
Particolare importanza ebbe la guerra dei Sei giorni (1967), in seguito alla quale Israele occupò diversi territori arabi: La striscia di Gaza (amministrata dall’Egitto), la Cisgiordania e la parte araba di Gerusalemme (amministrata dalla Giordania), la penisola del Sinai (Egitto) e le alture siriane del Golan. La pressione internazionale impedì a Israele di annettere questi territori, abitati da circa 1,5 milioni di arabi palestinesi. Tuttavia il suo governo mantenne il regime di occupazione militare, promuovendo l’insediamento di numerose colonie ebraiche al loro interno.

Gli arabi dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), istituita nel maggio 1964, risposero a tali scelte politiche con azioni di guerriglia locale e atti di terrorismo internazionale esplosi clamorosamente nel 1972 con il sequestro e l’uccisione degli atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco (Il Massacro di Monaco del 5 settembre 1972), che proseguì con dirottamenti aerei e dilagò in terrificanti stragi quasi quotidiane.

Nel 1973 scoppiò un’altra guerra tra arabi e israeliani, chiamata guerra del Kippur, dal nome della festa ebraica durante la quale scoppiò il conflitto. Inizialmente furono gli arabi a ottenere consistenti successi, ma in seguito gli israeliani passarono a una decisiva controffensiva.

Nel 1979 l’Egitto firmò una pace separata con Israele e riottenne il Sinai. La pace fra Israele ed Egitto servì ad attenuare il contrasto fra israeliani e palestinesi, ma non a farlo scomparire del tutto. Un punto d’incontro venne raggiunto solo il 26 ottobre 1993, quando Yasser Arafat – dal 1968 alla sua morte (2004) leader incontrastato dell’OLP – e il primo ministro israeliano Yitzhak Rabin firmarono a Washington un accordo in base al quale Israele accettò l’autogoverno palestinese nella striscia di Gaza e in alcune zone della Cisgiordania, come primo passo verso la costituzione di uno stato palestinese e, a sua volta, l’OLP riconobbe a Israele il diritto a esistere come nazione e s’impegnò a rinunciare ai metodi terroristici.

In seguito a questi accordi, nel 1994 s’insediò a Gerico il primo governo dell’Autorità nazionale palestinese (ANP), presieduto da Arafat.

Il processo di pace subì una battuta di arresto il 4 ottobre 1995, quando il primo ministro Rabin fu ucciso in un attentato da un giovane israeliano di estrema destra. Dopo quell’assassinio la situazione degenerò. Gli episodi di violenza si andarono moltiplicando: ai continui attentati terroristici, da parte dei palestinesi, Israele rispose con bombardamenti aerei, incursioni di carri armati, attacchi contro gli esponenti più in vista delle organizzazioni palestinesi.

Dal 2002, in risposta all’intensificarsi degli attacchi terroristici, il governo israeliano ha dato il via alla costruzione in Cisgiordania di un lungo muro fortificato (decisione condannata dalla Corte di Giustizia e dall’Unione Europea). Il muro, realizzato oggi per più di 300 km e alto da 4 a 8 metri, separa i più importanti territori palestinesi della Cisgiordania da Israele. Il passaggio del muro è regolato da Israele con minuziosi controlli di sicurezza, che rendono molto difficile per i palestinesi spostarsi dai Territori dove vivono a Israele, dove spesso lavorano. Famiglie e comunità sono così oggi divise, come è accaduto per decenni in Europa con il Muro di Berlino.

Il Muro di Israele
Il Muro di Israele