Lasciatemi divertire di Aldo Palazzeschi, commento alla poesia

Commento alla poesia Lasciatemi divertire di Aldo Palazzeschi.

La poesia Lasciatemi divertire di Aldo Palazzeschi riprende il tema di fondo di Chi sono? Lasciatemi divertire (canzonetta di venti strofe di versi liberi) fu pubblicata per la prima volta nel 1910, nella raccolta L’incendiario, con il titolo E lasciatemi divertire! (come recita il verso conclusivo).

Questa composizione è la più celebre dichiarazione di quella «poetica del divertimento» che è essenziale per comprendere la produzione di Palazzeschi ed è nel contempo una brillante realizzazione di questa poetica.

Per cogliere tutto il valore eversivo di questi versi si pensi che furono scritti verso il 1910 e che Palazzeschi combatte su due fronti: non solo ripudia i clamori e gli orpelli dannunziani (e in questo aveva compagni di strada i crepuscolari) ma nello stesso tempo rifugge dal ripiegamento intimistico più o meno letterario che a questi compagni di strada sembrava la strada da battere per superare il dannunzianesimo.

Né d’altra parte Palazzeschi accetta l’idea dei futuristi, di una poesia cioè che, sia pure rifiutando i moduli tradizionali, abbia però serietà di temi: la civiltà delle macchine, le metropoli moderne, ecc. ecc. Di conseguenza non resta che la via del puro divertimento, dell’abbandono all’estro, eliminato ogni residuo scrupolo di verosimiglianza o di logica.

Tuttavia Palazzeschi è cosciente che i suoi giochi sonori privi di significato rischiano di essere giudicati severamente dal perbenismo accademico dei «professori» (v. 86), ma i tempi non sono più quelli in cui gli uomini riconoscevano una funzione sociale al poeta e gli chiedevano delle verità. L’arte è oggi una merce qualsiasi, alla quale non è riconosciuto altro che il suo valore di scambio.