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Pace non trovo et non ò da far guerra – testo, parafrasi, analisi

Pace non trovo et non ò da far guerra è il sonetto 134 del Canzoniere di Francesco Petrarca. Scritto tra il 1351 e il 1353, questo sonetto descrive la condizione interiore contrastante del poeta che soffre per l’amore non corrisposto di Laura e che non riuscirà mai a risolvere. Solo nell’ultimo verso però il poeta fa un riferimento esplicito a Laura, a cui si rivolge col vocativo “donna”, considerandola responsabile del suo stato d’animo.

Pace non trovo et non ò da far guerra Testo

Pace non trovo, et non ò da far guerra;
e temo, et spero; et ardo, et son un ghiaccio;
et volo sopra ‘l cielo, et giaccio in terra;
et nulla stringo, et tutto ‘l mondo abbraccio.

Tal m’à in pregion, che non m’apre né serra,
né per suo mi riten né scioglie il laccio;
et non m’ancide Amore, et non mi sferra,
né mi vuol vivo, né mi trae d’impaccio.

Veggio senza occhi, et non ò lingua et grido;
et bramo di perir, et chieggio aita;
et ò in odio me stesso, et amo altrui.

Pascomi di dolor, piangendo rido;
egualmente mi spiace morte et vita:
in questo stato son, donna, per voi.

Pace non trovo et non ò da far guerra Parafrasi

vv. 1-4 Non trovo pace e non ho armi per fare guerra;
temo (di non essere amato) e spero (di esserlo); brucio (di passione) e sono un pezzo di ghiaccio (dalla delusione);
volo su nel cielo (quando sono felice) e sono disteso a terra (quando sono sconfortato);
non possiedo nulla e abbraccio tutto il mondo.

vv. 5-8 Una donna (Laura) mi tiene in una prigione, che non mi lascia libero né mi trattiene
e non mi lega a sé (come suo prigioniero) né scioglie il laccio;
e Amore non mi uccide e non sfila (dal mio corpo) il ferro (della freccia che ha scoccato),
non mi vuole vivo, né mi toglie dalla sofferenza (facendomi morire).

vv. 9-11 Vedo senza avere occhi, io non ho voce eppure grido;
e desidero morire, e chiedo aiuto;
e odio me stesso, e amo qualcun’altro (Laura).

vv. 12-14 Mi nutro di dolore, rido piangendo;
morte e vita mi dispiacciono allo stesso modo:
oh donna! Sono in questo stato a causa vostra.

Pace non trovo et non ò da far guerra Spiegazione

vv 1-4 Le pene d’amore tolgono ogni pace interiore, e allo stesso tempo lasciano il poeta senza armi per contrastare la guerra delle passioni che si scatenano nel suo animo. Il timore è quello di vedere il proprio amore non ricambiato, la speranza è quella che la donna accetti l’offerta d’amore. Il poeta è infuocato dall’amore, e al contempo insensibile (e quindi ghiaccio) a quanto accade nel mondo esterno. Il poeta si esalta (tocca il cielo con un dito) e si abbatte moralmente con estrema facilità. Quando si è innamorati e non si è corrisposti, ci si sente sconfitti e vuoti, con niente in mano, e allo stesso tempo talmente forti e coraggiosi da affrontare e conquistare il mondo intero.

vv. 5-8 Laura né accetta né rifiuta il poeta, che si sente così in gabbia: una gabbia con le porte aperte, da cui però è impossibile fuggire. Amore ha colpito con le sue frecce il poeta e ora non toglie più il ferro che si è conficcato nel suo corpo (ovvero non fa cessare l’innamoramento), né uccide definitivamente la sua vittima e perciò lo lascia nella sofferenza.

vv. 9-11 Il poeta non riesce a placare la sua immaginazione, continuando a fantasticare a occhi chiusi, e urla di sofferenza anche quando non apre bocca; il poeta chiede aiuto e al tempo stesso vuole morire; odia sé stesso e ama lei (Laura).

vv.12-14 Il poeta si nutre di dolore ed è contento di piangere, eppure gli sono insopportabili sia la vita che la morte: e tutto ciò è provocato dal suo amore per Laura.

Pace non trovo et non ò da far guerra Analisi

Struttura metrica

Il sonetto è composto da 14 endecasillabi suddivisi in due quartine e due terzine a rima ripetuta (ABAB ABAB CDE CDE).

Figure retoriche

L’intero testo è dominato dalla figura retorica dell’antitesi (che accosta due termini o due frasi di significato opposto: pace/guerra, temo/spero, ardo/son un ghiaccio, volo sopra ‘l cielo/giaccio in terra, nulla stringo/tutto ‘l mondo abbraccio ecc.), che rappresenta perfettamente il sentirsi “prigioniero d’amore” che non riesce a liberarsi dal tormento e può solo nutrirsi di dolore.

Oltre alle numerosi antitesi sono presenti altre figure retoriche:
chiasmo: al v. 1 pace non trovo, et non ò da far guerra
parallelismi per enfatizzare le opposizioni esistenti nella poesia.
personificazione: v. 7 Amore, scritto con l’iniziale maiuscola
paradosso: v. 8 Veggio senza occhi – non ò lingua e grido.
ossimoro: v. 12 piangendo rido

In tutto il componimento è presente il polisindeto, ovvero la presenza delle congiunzioni ricorrenti che collegano semanticamente i diversi periodi.

Sintassi

La sintassi è molto semplice. Le proposizioni infatti sono tutte principali (singole o coordinate, legate da virgola o dalla copula «et»): le uniche eccezioni sono la subordinata soggettiva dei vv. 5-6 («che non m’apre… laccio») e quella concessiva costituita unicamente dal gerundio «piangendo» (v. 12).

Tema

Il sonetto Pace non trovo e non ho da far guerra di Francesco Petrarca ha come tema centrale il contrasto interiore dell’animo, causato dall’amore per Laura che lo porta a vivere in uno stato di perenne conflitto e incertezza, perché costantemente scosso dalle passioni che lo agitano: il poeta vuole la morte e la vita, prova gioia e dolore, spera e dispera allo stesso tempo; vorrebbe non amare, così da smettere di soffrire, ma al tempo stesso continua ad alimentare il suo sentimento.

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