Sinistra storica al governo in Italia

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La Sinistra storica guidò i governi del Regno d’Italia a partire dal 1876, dopo che per quindici anni a governare il Paese, dopo la proclamazione del Regno d’Italia nel 1861, ci avevano pensato gli uomini della Destra storica.

Gli uomini della Sinistra storica erano di orientamento moderatamente progressista, cioè puntavano a migliorare le condizioni di vita delle masse popolari e a estendere i loro diritti, per realizzare la maggiore uguaglianza possibile fra tutti i cittadini.

I due protagonisti della nuova fase politica furono Agostino Depretis (1813-1887) e Francesco Crispi (1819-1901).

 

I governi della Sinistra storica

La politica di Agostino Depretis

I governi guidati da Agostino Depretis dal 1876 al 1887:

introdussero l’istruzione elementare obbligatoria e gratuita, fino alla terza elementare (Legge Coppino, 1877) per contrastare la piaga dell’analfabetismo. Diffusero inoltre in molte aree, soprattutto urbane, scuole materne e, nelle campagne, scuole di recupero per adulti;

nel 1880 abolirono la tassa sul macinato, alleviando così le difficoltà quotidiane di molti milioni di persone;

nel 1882 modificarono la legge elettorale per estendere il diritto di voto a un numero maggiore di cittadini. Si trattava ancora di una piccola parte del Paese (poco più di 2 milioni su una popolazione di circa 30 milioni). Per votare bastava poter contare su un reddito modesto (quello di impiegati, artigiani, piccoli commercianti) e aver frequentato le scuole elementari. Rimanevano comunque esclusi la maggior parte degli operai, molti contadini analfabeti delle campagne e le donne;

per proteggere e sviluppare l’industria italiana imposero forti dazi sull’importazione dei prodotti industriali provenienti dall’estero.

La politica di Francesco Crispi

Dopo Depretis, fu Francesco Crispi a guidare il Paese, dall’agosto 1887 al febbraio1891 e poi ancora dal dicembre 1893 al marzo 1896. Il suo governo realizzò diverse riforme:

nel 1888 creò a favore degli operai la Cassa nazionale per gli infortuni sul lavoro; seguirono la Cassa nazionale per la vecchiaia e l’invalidità e la Cassa per la maternità delle donne lavoratrici;

nel 1889 approvò il nuovo codice penale Zanardelli. Nel nuovo codice si cancellava lo sciopero dall’elenco dei reati, e si aboliva la pena di morte;

impose dazi doganali sulle merci importate (protezionismo) favorendo lo sviluppo delle industrie, che non dovevano temere la concorrenza delle fabbriche straniere.

La politica estera della Sinistra storica

Sotto i governi della Sinistra storica la politica estera italiana fece una svolta:

  • nel 1882 l’Italia aderì alla Triplice Alleanza con la Germania e l’Austria, ponendosi in contrasto con la Francia. Benché impopolare, questa decisione favorì però l’arrivo nel nostro Paese di forti capitali e investimenti tedeschi. Sorsero banche, come la Banca Commerciale e il Credito Italiano, che permisero di finanziare numerose imprese e industrie italiane. Inoltre, se in futuro l’Impero asburgico avesse allargato i suoi domini sui Balcani, a scapito del declinante Impero ottomano, l’Italia avrebbe potuto ottenere Trento e Trieste e completare così il Risorgimento;
  • venne avviata una politica di conquista coloniale in Africa orientale in Corno d’Africa (Somalia, Eritrea ed Etiopia), partendo dall’acquisizione di alcune basi sul Mar Rosso. L’avventura coloniale italiana in Eritrea, Somalia ed Etiopia fu segnata da difficoltà e da tragiche sconfitte. Fu proprio la disastrosa sconfitta subita ad Adua in Etiopia nel 1896 a determinare l’arresto delle ambizioni italiane nella regione e la fine politica di Crispi.

La crisi di fine Ottocento

Verso la fine del secolo, di fronte alle proteste e alla mobilitazione popolare suscitate da una grave crisi economica, i governi di orientamento conservatore reagirono duramente. A Milano, nel 1898, il generale Bava Beccaris affrontò a colpi di cannone i dimostranti compiendo una strage. La politica autoritaria proseguì poi con il tentativo di far approvare al Parlamento alcune leggi che limitavano la libertà di sciopero, di stampa e di associazione.

Il tentativo fallì per l’opposizione attuata in Parlamento dai deputati dell’estrema Sinistra storica (socialisti, repubblicani e radicali).

Re Umberto I (1°), salito al trono nel 1878, che aveva appoggiato la politica autoritaria, dovette sciogliere il Parlamento e indire nuove elezioni politiche. Di lì a poco, però, il re Umberto I (1°) fu assassinato (1900) da un anarchico che intendeva vendicare i morti negli scontri del 1898.

Al nuovo re Vittorio Emanuele III (3°) toccò allora aprire una nuova fase politica, caratterizzata dall’apertura e dal dialogo con i lavoratori e con i movimenti popolari di ispirazione socialista e cattolica.

L’uomo politico capace di interpretare questa nuova fase fu Giovanni Giolitti, che dominò la scena politica italiana dal 1903 al 1914, periodo noto come età giolittiana.