Socialismo: le diverse interpretazioni

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socialismo

Socialismo, termine nato nei primi decenni dell’Ottocento in Inghilterra con un significato polemico di contrapposizione al capitalismo e al liberalismo individualistico.

Socialismo definizione

Indica ogni dottrina che sostiene la proprietà collettiva degli strumenti di produzione e dei beni economici, con lo scopo di raggiungere la giustizia sociale.

Le diverse interpretazioni

Fra i primi sostenitori di questo pensiero vi sono:

  • Robert Owen (1771-1858), un operario diventato proprietario di un’industria tessile che egli trasforma in una “fabbrica modello”, dove gli operai lavorano 10 ore al giorno, sono ben pagati, hanno l’assistenza in caso di malattia e scuole materne per i figli;
  • Charles Fourier (1772-1837), propone il modello del “falansterio”, cioè una comunità dove gli operai vivono e lavorano, svolgendo le funzioni più adatte a ciascuno di loro;

Accanto alle loro proposte ve ne sono di più complesse, che prevedono grandi trasformazioni della società:

  • Pierre Joseph Proudhon (1809-1865) è convinto che la situazione operaia possa cambiare solo con la rivoluzione sociale e con la fine della proprietà privata;
  • Louis August Blanqui sostiene che un gruppo di operai ben organizzati deve prendere il potere per eliminare le differenze sociali esistenti;
  • Karl Marx e Friedrich Engels cercano invece di capire innanzitutto il funzionamento del sistema economico capitalista, fondato sullo sfruttameento dei lavoratori da parte dei proprietari delle fabbriche, per cambiare completamente la società. Secondo i due, il proletariato deve organizzarsi e fare la rivoluzione per abolire la proprietà privata e per arrivare a una società senza distinzioni di classe.

Il socialismo moderno

Il socialismo moderno è una conseguenza della rivoluzione industriale, con cui è nata la classe operaia.

La rivoluzione industriale ha infatti potentemente accelerato l’affermazione del modo di produzione capitalistico; ha sconvolto i tradizionali assetti sociali, imponendo un’urbanizzazione forzata e sottoponendo a sfruttamento brutale la forza-lavoro.

Il socialismo è stato la reazione a questa devastazione; ha rivendicato la riappropriazione del valore prodotto dagli operai e ha opposto all’etica della competizione e dell’individualismo quello della solidarietà, dell’egualitarismo e della “socializzazione”, cioè della proprietà comune o collettiva dei mezzi di produzione.

Differenza tra socialismo e comunismo

Nel corso dell’Ottocento il termine “socialismo” è spesso confuso con “comunismo”. Solo nel Novecento socialismo e comunismo si sono separati.

La punta radicale del socialismo, resasi autonoma, a livello europeo, a seguito della Rivoluzione d’ottobre in Russia, ha scelto la denominazione “comunista“.

La scissione dei comunisti è maturata sulla base di una serie di divergenze sulla natura del movimento; sul carattere della società capitalista; su tempi e modi della rivoluzione; sul ruolo del partito; sulla natura della democrazia ecc.

Il marxismo è solo una versione, anche se di gran lunga la più rilevante, del socialismo. D’altra parte il socialismo non esaurisce il marxismo, che è una teoria filosofica, sociologica, politica, economica.

Marx definisce con i termini socialismo e comunismo due fasi diverse del processo di rivoluzione sociale.

  1. Il socialismo è la fase che segue immediatamente la caduta della società capitalistica; essa è caratterizzata dal fatto che ognuno riceve in relazione a quanto dà, cioè «il diritto dei produttori è proporzionale alle loro prestazioni di lavoro». Lo Stato è ancora in vita, la forma del potere è la dittatura del proletariato.
  2. Il comunismo è invece la fase in cui, eliminate definitivamente le forze controrivoluzionarie, e con esse la divisione della società in classi, superata la necessità della dittatura, lo Stato “si estingue” e la società può finalmente adottare il principio «da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni».

 

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