Timeo Danaos et dona ferentes significa “Temo i Greci anche quando portano doni”. Si tratta di un celebre verso (v. 49) tratto dal II libro dell’Eneide di Virgilio. A pronunciare la frase è il troiano Laocoonte, sacerdote del dio Apollo, che teme che il cavallo di legno (il famoso cavallo di Troia) sia una trappola.
La vicenda è narrata da Enea, l’eroe protagonista dell’Eneide. Egli nel II libro ricorda a posteriori questo luttuoso evento, alla corte della regina cartaginese Didone, che vuole conoscere nel dettaglio la vicenda della caduta di Troia.
Il cavallo di legno e l’avvertimento inascoltato di Laocoonte
I Greci hanno finto di abbandonare la guerra contro Troia e di ripartire per la Grecia, lasciando sulla spiaggia, davanti alle mura della città, un enorme cavallo di legno, costruito su suggerimento dell’astuto Ulisse, nel cui ventre si nascondono guerrieri greci scelti (tra cui lo stesso Ulisse).
I Troiani sono propensi ad accogliere il cavallo in città: in molti credono che sia un generoso regalo della dea Atena. Laocoonte, sacerdote del dio Apollo, però, li mette in guardia, ammonendoli a non fidarsi dei Greci: “Timeo Danaos et dona ferentes” (Temo i Greci anche quando portano doni) e scaglia una lancia nel fianco del cavallo. La lancia scagliata e infilzatasi nel cavallo produce un rumore sinistro. Quel rumore sembra confermare i sospetti sul cavallo, ma proprio in quel momento l’attenzione dei Troiani è distratta dall’arrivo del soldato greco Sinone.
L’inganno del greco Sinone
Sinone, che si è fatto catturare volontariamente dai Troiani per portare a compimento l’inganno del cavallo, racconta di essersi sottratto con la fuga al destino di morte a cui lo avevano condannato i compagni. Essi volevano sacrificarlo agli dèi, per propiziarsi un felice ritorno in patria. Implora pietà e la ottiene.
Priamo, re di Troia, lo interroga poi a proposito del cavallo. Sinone afferma che si tratta di un dono votivo alla dea Atena, adirata con i Greci per il furto del Palladio – la statua sacra custodita a Troia – da parte di Ulisse e Diomede. L’offerta del cavallo, come riferisce astutamente Sinone, è l’unico modo che i Greci hanno per ottenere il perdono di Atena, la cui ira ha provocato nell’accampamento greco immani sventure; se il cavallo sarà portato dentro le mura di Troia – prosegue Sinone nel suo racconto menzognero – la città diventerà grande e potente.
Laocoonte subisce la punizione divina
Così, mentre in spiaggia in tanti si affannano a condurre quel cavallo in città, Laocoonte, che con tutta la sua forza aveva gridato ai suoi concittadini “Timeo Danaos et dona ferentes” (Temo i Greci anche quando portano doni), immola, aiutato dai suoi due figli, un toro al dio del mare Poseidone. Ma dal mare emergono due serpenti, che strangolano lui e i suoi due figli (questo drammatico evento è immortalato nel celebre gruppo scultoreo del Laocoonte).
I Troiani introducono il cavallo di legno dentro la città, che viene distrutta
La terribile morte di Laocconte e dei suoi figli viene interpretata dai Troiani come la punizione divina per aver scagliato una lancia nel ventre di legno del cavallo. Creato un varco nelle mura, i Troiani portano allora il cavallo in città.
Durante la notte, Sinone fa uscire i guerrieri greci dal ventre del cavallo di legno; le porte della città vengono aperte e Troia viene così distrutta e incendiata.
Timeo Danaos et dona ferentes – traduzione e significato della frase
Timeo Danaos et dona ferentes, temo i Greci anche quando portano doni. Il senso della frase è che bisogna diffidare delle facili riconciliazioni che provengono da coloro che si ritengono nemici, anche se hanno atteggiamenti generosi o amichevoli, perché esse più che un vantaggio, potrebbero celare un danno.

