martiri di otranto
Icona dei martiri di Otranto: illustra l'invasione dell'esercito ottomano e il martirio

I martiri di Otranto – Nel luglio 1480 il comandante Gedik Akmet Pascià, inviato da Maometto II per estendere il dominio ottomano in Italia e nel resto d’Europa, assediò Otranto, sulle coste meridionali della Puglia. La città, non avendo ricevuto il soccorso promesso dagli aragonesi di Napoli, capitolò dopo quindici giorni. L‘esercito ottomano penetrò nella città e i cittadini non in grado di difendersi si rfugiarono nella cattedrale (qui l’arcivescovo Stefano Pendinelli, nell’icona in basso a sinistra, li confortava). L’esercito ottomano irruppe: fu un massacro. Ai prigionieri superstiti – gli 813 martiri di Otranto – fu chiesto di rinnegare la fede cristiana. Al loro rifiuto furono uccisi e la chiesa ridotta a stalla per i cavalli.

Il primo ad essere decapitato fu Antonio Primaldo (nell’icona, in alto) colui che per primo si era rifiutato di rinnegare la Fede in Cristo. Si racconta che il suo corpo, privato della testa, rimase in piedi fino alla conclusione dell’eccidio.

Quando 13 mesi dopo Otranto venne riconquistata dagli aragonesi, i corpi dei “martiri” vennero trovati intatti. Il popolo cominciò, allora, a rivolgersi a costoro con l’appellativo di “santo”.

Il 14 dicembre 1771 papa Clemente XIV li dichiarò beati; il 12 maggio 2013 sono stati canonizzati da papa Francesco.

Alcuni corpi sono oggi conservati nella cattedrale di Otranto, altri nella chiesa di S. Caterina a Formiello, a Napoli.